Le parole di Werner Herzog

<<Non serve andare alla scuola di cinema per fare film. E non serve andare alla scuola di poesia per diventare poeti. Penso che sia un bene che un regista sappia mungere una mucca. E probabilmente conta più che aver frequentato una scuola di cinema.>> queste le parole di Werner Herzog al Colonia Film Festival di quest’anno. È un concetto forte, anti accademico, quasi in contrasto con il tempo moderno come una piuma contro un oceano. Secondo il regista l’attaccamento alla realtà è la cosa più importante: l’artista deve essere testimone del suo tempo e respirarlo davvero, non guardarlo da un grattacielo.

Le mucche sono il presente?

Commentando questa frase, una mia amica mi ha detto: “Perché proprio le mucche? Non sarebbe stato meglio dire <<Pagare le bollette o saper investire>>?”. Qui la questione si fa interessante: l’artista deve essere immerso nel suo tempo o spettatore critico? Immerso nel caos di un’azienda di prestiti e mutui, un regista o un poeta non ne uscirebbe fuori. Gli occhi di un alieno a New York o di Pozzetto a Milano riescono a cogliere le contraddizioni e vedono tutto da un punto di vista differente. Il rischio è quello di essere troppo distanti, quindi ignari o giudicanti.

I mezzi

Un poeta che fa l’operaio, pensiamo a di Ruscio, può esistere, ma che fa il regista? I mezzi economici sono differenti e anche la ricchezza determina la creazione artistica. La ricchezza è, a sua volta e quasi sempre, determinata dal mestiere che uno fa. Le possibilità per un uomo che munge le mucche non sono molte.

Pensiamo, poi, a un operaio del giorno d’oggi: in quanti scrivono o leggono? Una volta erano molti di più che, senza averne avuto la possibilità, volevano acculturarsi e partecipare al dibattito sociale.

Forse gli occhi di un mungitore impiantati nel viso di un professore universitario risolverebbero la questione, o forse si dovrebbe dare più mezzi a chi ha talento?