Coyote vs AcmeCoyote vs Acme

Il film diretto da Dave Green mescola animazione e live action trasformando la causa legale di Willy il Coyote in una satira sull’industria e sul potere delle multinazionali

Il personaggio che ha trascorso un’intera esistenza precipitando dai canyon è riuscito nell’impresa più difficile: sopravvivere anche alle decisioni di Hollywood. Coyote vs Acme arriverà nelle sale italiane dal 2 settembre 2026, portando sul grande schermo la rivincita di Willy il Coyote contro l’azienda responsabile dei razzi, delle catapulte e degli esplosivi che gli sono regolarmente scoppiati tra le zampe.

Diretto da Dave Green, il film unisce riprese dal vivo e animazione e vede nel cast Will Forte, John Cena e Lana Condor, accanto a Willy il Coyote, Beep Beep e agli altri protagonisti dei Looney Tunes. Il progetto nasce dal racconto satirico Coyote v. Acme scritto da Ian Frazier e pubblicato sul New Yorker nel febbraio 1990. Nel testo, costruito come una vera arringa giudiziaria, l’avvocato di Willy cita in giudizio la Acme Company per i danni provocati da decine di prodotti difettosi acquistati dal suo assistito.

La trama di Coyote vs Acme

Dopo anni di razzi fuori controllo, trappole difettose e disastrose cadute nel vuoto, Willy il Coyote decide di denunciare la Acme. Ad assisterlo è Kevin Avery, un avvocato in difficoltà interpretato da Will Forte. Dall’altra parte del tribunale trova Buddy Crane, potente legale della multinazionale interpretato da John Cena. La causa diventa una battaglia contro un sistema disposto a tutto pur di difendere i propri interessi.

Willy il Coyote porta la Acme in tribunale

L’idea narrativa ribalta una delle dinamiche più celebri dell’animazione americana. Per decenni Willy il Coyote ha tentato di catturare Beep Beep affidandosi agli improbabili prodotti ordinati dal catalogo Acme. Ogni piano, apparentemente perfetto sulla carta, si concludeva con un’esplosione, una collisione o una caduta nel canyon.

In Coyote vs Acme, però, il fallimento non viene più considerato soltanto una gag. Il Coyote comincia a domandarsi se la responsabilità sia davvero sempre sua oppure se dietro la ripetuta inefficienza dei dispositivi ci sia anche una colpa industriale. La comicità fisica dei cartoni animati si trasforma così in una commedia giudiziaria sul rapporto tra consumatore e multinazionale.

Will Forte interpreta Kevin Avery, l’avvocato che accetta di rappresentare Willy e che, durante il processo, deve confrontarsi con il proprio passato professionale. A difendere la Acme è infatti Buddy Crane, suo ex superiore, interpretato da John Cena. La contrapposizione permette al film di sviluppare una satira sulla disparità di mezzi tra chi cerca giustizia e chi può contare su risorse economiche, relazioni e studi legali apparentemente inattaccabili.

Una commedia tra animazione e live action

La formula scelta da Dave Green si inserisce nella tradizione dei film che fanno interagire personaggi animati e interpreti reali. Il riferimento più immediato è Chi ha incastrato Roger Rabbit, capolavoro diretto da Robert Zemeckis nel 1988, nel quale l’incontro tra esseri umani e cartoni animati diventava il punto di partenza per un noir sulla discriminazione, sulla speculazione e sulla trasformazione delle città.

Più vicini all’universo Warner sono invece Space Jam e Looney Tunes: Back in Action. Dal primo, Coyote vs Acmerecupera l’incontro spettacolare tra star in carne e ossa e icone animate; dal secondo sembra ereditare una comicità più consapevole, costruita attraverso citazioni, rotture della quarta parete e riferimenti alla stessa industria cinematografica.

La presenza dei Looney Tunes consente inoltre di recuperare il principio fondamentale della loro comicità: il mondo non obbedisce alle leggi della fisica, ma alle necessità della gag. Un personaggio può restare sospeso nel vuoto finché non si accorge di non avere più il terreno sotto i piedi. Può essere schiacciato da un masso, ridotto a una fisarmonica e tornare perfettamente integro nella scena successiva.

Trasportare questo linguaggio all’interno di un’aula di tribunale significa mettere in contatto due universi opposti. Da una parte esiste la libertà anarchica del cartoon; dall’altra la rigidità delle procedure, dei documenti e delle responsabilità legali. È proprio da questa collisione che dovrebbe nascere l’identità più originale del film.

Dal racconto di Ian Frazier al grande schermo

Il soggetto affonda le proprie radici in un testo pubblicato dal New Yorker il 26 febbraio 1990. Frazier immaginava l’apertura di un procedimento per responsabilità del produttore, elencando con linguaggio giuridico e serietà quasi notarile le conseguenze provocate dai prodotti Acme sul corpo di Willy il Coyote.

La forza comica del racconto nasceva dal contrasto tra la forma e il contenuto. Le esplosioni e le deformazioni tipiche dei cartoni venivano descritte come lesioni reali, accompagnate da richieste di risarcimento e riferimenti normativi. Il film sviluppa quella premessa costruendo una storia più ampia, nella quale la battaglia giudiziaria diventa anche il racconto dell’alleanza tra un personaggio animato e un avvocato umano.

La sceneggiatura è firmata da Samy Burch, mentre il soggetto è attribuito alla stessa Burch, a James Gunn e a Jeremy Slater. Gunn figura anche tra i produttori. Il film è stato diretto da Dave Green, già regista di Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra. La produzione ha scelto dunque una figura abituata a gestire franchise, effetti visivi e personaggi provenienti dalla cultura popolare.

Il film che sembrava destinato a scomparire

La storia produttiva di Coyote vs Acme è diventata quasi inseparabile dalla sua trama. Il lungometraggio era stato inizialmente programmato per il 2023, ma Warner Bros. decise di non distribuirlo. La scelta, collegata a una strategia di svalutazione fiscale, generò forti proteste all’interno dell’industria cinematografica e tra gli appassionati. Dopo le polemiche, lo studio accettò di valutare la cessione del progetto ad altri distributori.

Nel marzo 2025 Ketchup Entertainment ha acquisito i diritti di distribuzione, rendendo possibile l’uscita del film. Negli Stati Uniti il debutto è fissato per il 28 agosto 2026, come confermato dal sito ufficiale, mentre in Italia l’arrivo nelle sale è previsto il 2 settembre. (⁠coyotevsacme.com)

La vicenda ha creato un evidente cortocircuito tra realtà e finzione. Nel film Willy combatte contro una grande azienda che sembra considerarlo sacrificabile; fuori dallo schermo, l’opera ha dovuto affrontare una società che aveva deciso di non mostrarla al pubblico nonostante fosse già stata completata.

La rivincita del Coyote coincide quindi con quella del film stesso. Entrambi sono stati dati per sconfitti, entrambi sono rimasti sospesi per qualche istante sopra il precipizio e, almeno questa volta, nessuno dei due è precipitato.

John Cena e Will Forte guidano il cast

Will Forte presta il volto a un avvocato lontano dall’immagine classica dell’eroe vincente. Kevin Avery è un professionista in difficoltà che intravede nella causa del Coyote una possibilità di riscatto. La sua fragilità lo rende il naturale equivalente umano di Willy: entrambi continuano a tentare nonostante le sconfitte accumulate.

John Cena interpreta invece il legale della Acme, costruito come una presenza fisicamente imponente, sicura di sé e perfettamente inserita nei meccanismi del potere aziendale. L’attore può sfruttare la propria capacità di alternare autorità e parodia, già emersa in numerose commedie e nella serie Peacemaker.

Nel cast compare anche Lana Condor, mentre il comparto animato riunisce numerosi personaggi dei Looney Tunes. Oltre a Willy e Beep Beep, il film coinvolge Bugs Bunny, Daffy Duck e altre figure storiche dell’universo Warner. Il doppiatore Eric Bauza presta la voce a diversi personaggi classici, fra i quali Bugs Bunny e Daffy Duck.

Una satira sul fallimento e sulla perseveranza

Willy il Coyote è uno dei grandi personaggi tragici della cultura popolare. I suoi fallimenti fanno ridere, ma possiedono anche qualcosa di profondamente malinconico. Nonostante l’esperienza gli dimostri continuamente l’impossibilità della sua impresa, continua a progettare, ordinare nuovi strumenti e tornare sulla strada.

Da questo punto di vista il personaggio ricorda Sisifo, condannato nella mitologia greca a spingere eternamente un masso verso la cima di una montagna. Ogni volta che sembra vicino al traguardo, il peso rotola nuovamente a valle. Anche Willy ricomincia sempre dal principio, ma la sua ostinazione non viene presentata soltanto come una condanna: diventa una forma di identità.

Il film sembra voler utilizzare questa perseveranza per parlare di chi decide di sfidare una struttura molto più potente. Il tribunale sostituisce il deserto, i cavilli legali prendono il posto delle trappole e il gigante da inseguire non è più Beep Beep, ma un’impresa capace di controllare il racconto delle proprie responsabilità.

Senza rinunciare alla natura spettacolare e familiare dei Looney Tunes, Coyote vs Acme può quindi affrontare temi come la responsabilità delle aziende, la tutela dei consumatori, la disuguaglianza davanti alla giustizia e il valore del fallimento.

Cosa aspettarsi da Coyote vs Acme

Prima della visione non è possibile formulare un giudizio definitivo sulla riuscita del film. Il materiale promozionale suggerisce tuttavia una commedia costruita su diversi livelli: il divertimento fisico per il pubblico più giovane, la nostalgia per chi è cresciuto con i Looney Tunes e una componente metacinematografica rivolta agli spettatori consapevoli della travagliata storia produttiva.

La sfida principale sarà mantenere un equilibrio tra questi elementi. La presenza di molti personaggi storici potrebbe trasformarsi in una semplice sfilata nostalgica, mentre la satira industriale rischierebbe di perdere forza qualora venisse subordinata allo spettacolo. Al contrario, una buona integrazione tra comicità, emozione e critica del potere potrebbe rendere il film qualcosa di più di una nuova operazione costruita intorno a un marchio conosciuto.

Coyote vs Acme vuole apparentemente restituire dignità al perdente per eccellenza, chiedendo allo spettatore di guardare le sue cadute da un’altra prospettiva. Per una volta, il problema potrebbe non essere l’ostinazione del Coyote, ma il sistema che continua a vendergli strumenti destinati a esplodere.

Dopo aver passato decenni a inseguire Beep Beep, Willy ha finalmente cambiato obiettivo. E questa volta la Acme non potrà cavarsela limitandosi a dipingere un tunnel sopra una parete. Il film sarà distribuito nei cinema italiani dal 2 settembre 2026.