Ci sono produttori che finanziano i film. E poi ci sono quelli che cambiano il destino del cinema. Galliano Juso appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Open – Fuori Concorso, arriverà Juso per ferie, documentario scritto da Karen Di Porto e Steve Della Casa e diretto dalla stessa Di Porto.

Il film ripercorre la vita e la carriera di uno dei produttori più anticonformisti del cinema italiano. Un uomo capace di attraversare epoche, generi e linguaggi senza mai perdere la curiosità per le nuove storie e i nuovi talenti.

Un produttore fuori dagli schemi

Galliano Juso non ha mai seguito le mode. Le ha anticipate. La sua carriera prende forma negli anni Settanta, quando il poliziottesco conquista il pubblico italiano. Lavora con interpreti diventati simbolo del genere, come Luc Merenda e Tomas Milian, contribuendo al successo di titoli entrati nella storia del cinema popolare.

La collaborazione con Bruno Corbucci rappresenta uno dei momenti più importanti del suo percorso produttivo, ma non sarà certo l’unico.

Dal cinema di genere agli autori più coraggiosi

Negli anni successivi Juso amplia continuamente il proprio orizzonte. Passa dalla commedia popolare al cinema erotico, fino ad arrivare ai progetti più sperimentali. Sostiene autori destinati a lasciare un segno, come Daniele Ciprì e Franco Maresco, senza smettere di cercare nuove voci.

Il suo sguardo si rivolge anche al cinema femminile. Produce opere di registe come Giuliana GambaMaria MartinelliMonica Stambrini, confermando una rara capacità di individuare talento prima degli altri. Anche negli ultimi anni continua a investire nelle opere prime, dimostrando che la passione può superare qualsiasi logica commerciale.

Un ritratto tra ironia e memoria

Juso per ferie evita la celebrazione tradizionale.

Karen Di Porto e Steve Della Casa costruiscono invece un racconto libero, ironico e affettuoso. Il documentario alterna ricordi personali, aneddoti e testimonianze per restituire la personalità di un produttore che ha sempre vissuto il cinema come un’avventura.

Il risultato promette un viaggio attraverso oltre mezzo secolo di cinema italiano, raccontato da chi lo ha vissuto dietro le quinte.

Steve Della Casa: “Sapeva riconoscere il cinema del futuro”

Per Steve Della Casa, Galliano Juso rappresenta una figura unica.

Il critico e coautore del documentario ricorda la capacità del produttore di intuire il valore di autori allora sconosciuti, senza rinunciare a realizzare i film in cui credeva, anche con risorse limitate.

Un approccio che univa intuito, determinazione e una profonda passione per il cinema.

Karen Di Porto racconta il suo maestro

Il documentario nasce anche da un legame personale.

Karen Di Porto ricorda Juso come il produttore che le ha permesso di esordire nel cinema e di dirigere Il Grande Boccia, progetto inseguito per anni dallo stesso produttore.

Per la regista, il suo coraggio, la sua ostinazione e la capacità di rischiare continuano ancora oggi a rappresentare un esempio.

Un omaggio a un protagonista spesso rimasto dietro la macchina da presa

Il cinema italiano deve molto a Galliano Juso. Eppure il suo nome è rimasto spesso lontano dai riflettori, nonostante abbia contribuito alla nascita di decine di film e alla crescita di numerosi autori.

Juso per ferie colma finalmente questo vuoto. Lo fa raccontando un uomo che ha sempre preferito mettere al centro le idee, i registi e le storie.Alla Mostra di Venezia arriverà così non solo il ritratto di un produttore, ma anche quello di un’intera stagione del cinema italiano. Un periodo irripetibile che continua ancora oggi a influenzare il nostro immaginario.