Milano, 19 mar. (askanews) - (di Cristina Giuliano) Grande come è difficile immaginare, bello come un film: lo Utah negli Stati Uniti d'America l'anno scorso ha celebrato 100 anni di produzione cinematografica e televisiva nello stato: qualcosa di monumentale che spazia da Mission Impossible II passando per Independence Day sino a Thelma&Louise. "Il turismo cinematografico è molto importante per lo Utah", spiega ad askanewes Emma Kwanin, Utah Office of Tourism, Global Markets Specialist. "Amiamo vedere viaggiatori internazionali e nazionali venire a vedere dove sono stati girati i loro film preferiti, ed è molto importante per l'economia dello Utah, che fa da sfondo perfetto per qualsiasi film: ha iniziato a comparire sul grande schermo con i vecchi western, con John Ford e John Wayne, e continua ora ancora con western come Horizon e American Saga, ma anche con classici come Forrest Gump, Footloose, e quelli più recenti" aggiunge. Quest'anno la Film Commission sta creando un percorso cinematografico per mettere in risalto le sue splendide location da film. Oltre ai parchi favolosi e 27 destinazioni ideali per l'osservazione delle stelle."Lo Utah ha il cinema nel sangue: a proposito di western, Kevin Costner sta costruendo uno studio a St. George. Vi ha girato "Horizon", an "American Saga" e lì vorrebbe continuare", dichiara Joyce Kelly, Greater Zion Sales Manager & Film Commission, mentre ci mostra le sue foto sul set con l'attore e premio Oscar. "Abbiamo oltre 4.000 studenti nelle scuole di cinema nei nostri college e avere gli studios dopo la laurea porterà a un percorso di lavoro. St. George è molto accessibile da Los Angeles. Abbiamo i comfort e la capacità di offrire ciò di cui le società cinematografiche hanno bisogno in termini di troupe, in termini di materiali, quindi siamo davvero entusiasti che Kevin apra il suo studio e porti più film a St. George nello stato dello Utah", chiosa. La stampa locale parla di uno studio cinematografico (Territory Pictures) e un teatro di posa da 100 milioni di dollari, sorti nel deserto rosso. Ma St. George con i suoi monti imponenti e costoni di pietra arenaria rossa è di più, considerato un luogo ideale dove vivere bene. E in generale lo stato è una mecca per i turisti, con i suoi parchi e panorami mozzafiato. Anzi da film. "Di recente Costner è stato nello Utah per girare Horizon e girerà altri film", dice Kwanin. "Siamo così grati di averlo e del rapporto che ha costruito con lo Stato. Abbiamo anche molti altri attori meravigliosi che sono stati e hanno girato nello Utah. James Franco era in '127 ore' e ha un ottimo rapporto con la Utah Film Commission. Abbiamo anche girato Thelma&Louise, che è un classico meraviglioso. Speriamo (0:55) che ogni ragazza lo guardi e impari a conoscere il Great American Road Trip", afferma. Ora lo stato americano comincia ad essere davvero una meta gettonatissima anche per gli italiani: gli intenditori songnano le meraviglie naturali. Da Rainbow Bridge ai sentieri di Zion, nel 2023 lo Stato ha ospitato 23.990 visitatori dall'Italia (su 678.800 visitatori internazionali in base ai dati dello Utah Office of Tourism and Tourism Economics ) e secondo le stime vedrà 26.100 visitatori italiani nel 2024 (su 771.800 visitatori internazionali). L'Italia si è classificata al VI posto nelle visite internazionali nello Utah nel 2023 ed è al VII posto per spesa internazionale totale sia per il 2023 che per le previsioni per il 2024, nonché al 21esimo posto per spesa per visitatore nel 2023. E si prevede che sarà al 25esimo posto nel 2024. La spesa per visitatore italiano nel 2023 è stata di 1.304,29 dollari ma entro il 2028, le previsioni prevedono un aumento della spesa di circa il 48,6% rispetto al 2023.

Grandi interpretazioni

Il cinema è pieno di grandi interpretazioni che, per una ragione o per l’altra, non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano. A volte un attore viene oscurato da colleghi più famosi, altre volte il film non ottiene il successo sperato. Eppure alcune performance rimangono impresse nella memoria degli spettatori, dimostrando che non sempre il talento coincide con la popolarità.

Uno degli esempi più evidenti è John C. Reilly in “The Sisters Brothers”. Conosciuto soprattutto per ruoli comici o per personaggi secondari, Reilly offre qui una prova sorprendentemente intensa e malinconica. Il suo Eli Sisters è un uomo diviso tra violenza, affetto e desiderio di una vita diversa. L’attore riesce a comunicare gran parte del conflitto interiore senza mai ricorrere all’eccesso.

Un’altra interpretazione straordinaria è quella di Toni Collette in “Hereditary”. La sua Annie Graham attraversa un dolore familiare sempre più devastante e Collette porta sullo schermo una sofferenza fisica ed emotiva quasi insostenibile. Nonostante sia stata celebrata dal pubblico e dalla critica, l’assenza di una candidatura all’Oscar rimane uno dei grandi rimpianti legati a quella stagione cinematografica.

Ben Foster è invece uno di quegli attori che sembrano incapaci di offrire una performance anonima. In “Hell or High Water” interpreta Tanner Howard, un criminale impulsivo e apparentemente irresponsabile. Foster riesce però a suggerire continuamente la vulnerabilità nascosta dietro la sua aggressività, trasformando un personaggio potenzialmente stereotipato in una figura tragica e umana.

Tra le performance più sottovalutate degli ultimi decenni c’è anche quella di Michael Shannon in “Take Shelter”. Nel ruolo di Curtis LaForche, un uomo ossessionato dalla paura di una catastrofe imminente, Shannon costruisce un personaggio inquietante senza trasformarlo in una semplice caricatura della follia. Il suo volto, i silenzi e la crescente tensione fisica raccontano una crisi psicologica che lo spettatore percepisce prima ancora di comprenderla.

Dentro i personaggi

Merita una menzione anche Richard Jenkins in “The Visitor”. Lontano dai ruoli più appariscenti, Jenkins interpreta un professore universitario solitario che sviluppa un’inaspettata amicizia con una giovane coppia di immigrati. È una performance fatta soprattutto di piccoli gesti, esitazioni e sguardi, capace di trasformare un uomo apparentemente ordinario in un protagonista profondamente emozionante.

Infine, Carrie Coon ha dimostrato più volte di appartenere alla categoria degli interpreti capaci di dominare una scena senza bisogno di alzare la voce. In “The Leftovers”, pur trattandosi di una serie televisiva, la sua interpretazione di Nora Durst è una delle prove più complesse e dolorose della televisione contemporanea.

Il filo conduttore di queste performance è proprio la capacità di scomparire dentro il personaggio. Sono attori che raramente hanno bisogno di rubare la scena: la costruiscono dall’interno. E forse è proprio questo il paradosso delle interpretazioni sottovalutate: spesso sono quelle che, una volta terminato il film, continuano a seguirci più a lungo.