Introduzione

Diretto da Paolo Strippoli, “L’estranea” è un film del 2026 che unisce dramma familiare, thriller psicologico e alcuni elementi horror, esplorando il confine tra amore, paura e desiderio di controllo, ma anche quanto il bene sia un concetto prospettico. La pellicola, della durata di 115 minuti, è una coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, con un cast che comprende Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Strippoli insieme a Salvatore De Chirico, mentre la fotografia è curata da Cristiano Di Nicola e le musiche da ROB. Il film è stato presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed è arrivato nelle sale italiane l’8 ottobre 2026.

Trama

Al centro della storia c’è una famiglia apparentemente solida, la cui tranquillità viene messa in discussione da un segreto custodito per anni. Quando Anna decide di raccontare alla figlia Alice la verità su un patto stretto in passato con una misteriosa donna, il rapporto, già provato, tra le due si trasforma in un confronto sulle conseguenze delle scelte compiute. Attraverso atmosfere inquietanti e una narrazione che alterna il presente ai ricordi del passato, Strippoli costruisce un racconto in cui la dimensione soprannaturale si intreccia con fragilità e conflitti profondamente umani. “L’estranea” si propone così come una riflessione sul bisogno di proteggere le persone amate e sul prezzo che si è disposti a pagare pur di credere di poter controllare il proprio destino.

Recensione

“L’estranea” o “The spiral”, come viene tradotto il titolo, è sicuramente un film di spessore e con temi non banali. La regia è ben curata e la sceneggiatura anche, la ripresa della spirale è ben resa dalla fotografia. La comparsa di un’estranea nei momenti più tragici, di picco, mi ricorda un libro giapponese, di Genki Kawamura “Se i gatti scomparissero dal mondo”; anche altri elementi inquietanti e a tratti onirici possono ricordare la cultura nipponica. L’intreccio tra presente e passato è sempre lineare, la complessità della trama è gestita bene. Gli attori interpretano bene i loro personaggi, con alcuni momenti molto ben riusciti e altri meno (il pianto del padre guardando il figlio che fa riabilitazione, ad esempio), ma nel complesso è un film di qualità.

Il finale è sempre il momento più difficile quando deve chiudere una trama così articolata. In questo caso può o meno piacere ma non si può dire che non chiuda bene il film.