Margherita Giusti Hazon e Alex Scarpa (1988) sono entrambi registi e hanno collaborato per la prima volta in “La ragazza d’argento”, uscito su Youtube il 29 ottobre 2026.

L. L. L’idea del corto mi è sembrato molto originale, soprattutto dopo aver visto il finale. Com’è nata e come si è sviluppata?

M. G. H. Io ho sempre tante idee che mi girano in testa, e era da tempo che io e Alex volevamo fare qualcosa insieme. Un giorno tornando dal lavoro eravamo al telefono (io vivo a Milano e lui a Trento) e dal nulla gli ho raccontato un’idea. Era solo un’immagine, una ragazza che usciva dallo schermo di una sala cinematografica e si ritrovava nella Milano dei giorni nostri, dove incontrava un ragazzo depresso. Volevo scrivere una fiaba, sì, dalle atmosfere magiche, ma al contempo realistiche, e attuali. Alla fine il film già dall’inizio parlava di solitudine, disagio, di non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. Lui mi ha detto solo “Facciamolo”, e da lì è partito tutto. Abbiamo iniziato subito, dalla sera stessa, a scrivere la scaletta e poi la sceneggiatura e in poco più di un mese eravamo pronti a girare il corto. Le idee hanno una forza incredibile: sanno creare mondi in modo inaspettato e imprevedibile. E sul finale… volevamo che fosse una storia dove entrambi i personaggi capiscono che in qualche modo la soluzione non è scappare dal proprio mondo, ma riuscire a stare bene dovunque perché dipende tutto da noi. Non da dove viviamo, e nemmeno da chi abbiamo affianco. Ma come affrontiamo le cose.

A. S.  Il corto nasce da quella che noi definiamo sempre come la “telefonata ispirata”. Un po’ per caso, come molte cose belle della vita, io e Margherita stavamo parlando e la scintilla, grazie a una sua idea, si è accesa. Personalmente ho accolto con molto entusiasmo la storia di Alba, protagonista di un film muto degli anni ’20, che grazie a una magia si ritrova nella Milano dei giorni nostri, e quindi la mia reazione è stata immediata e riassumibile in un’unica esclamazione “Facciamolo!”. La ragazza d’argento è stata una grande occasione per riflettere su tematiche care alla nostra generazione e a quelle che stanno arrivando: la paura verso il futuro, la disillusione, la voglia di tornare a sognare, il desiderio di essere visti per quelli che si è. Tutte queste sensazioni, alle quale teniamo molto, credo ci abbiano accompagnato e spinto nello scrivere la sceneggiatura a tempo di record e nel trovare tutti gli incastri possibili per far nascere, attraverso mille difficoltà, questo cortometraggio indipendente.