L. L. Lavorare in due come registi credo sia complesso ma molto appassionante, le vostre idee registiche si sono fuse insieme oppure avevate già idee simili?
M. G. H. Fra me e Alex c’è sempre stata una sintonia unica, fin dall’inizio. Questo perché da quando ci conosciamo abbiamo sempre parlato di cinema, sognato di raccontare storie sia come individui che insieme, guardato e amato gli stessi film. Tanto nella pre-produzione del film quanto sul set le nostre idee si sono fuse e mescolate senza mai entrare in conflitto, anzi: direi piuttosto che ci siamo sempre compensati. Quando io non riuscivo a vedere una scena, lui me la mostrava, e quando lui aveva dubbi perché magari c’erano problemi organizzativi (il corto è completamente indipendente), io gli facevo tirare fuori il coraggio necessario per andare avanti. Ci siamo supportati in ogni fase del processo creativo e in ogni momento, anche nella post produzione. È stato un lavoro simbiotico, bellissimo, una cosa molto rara.
A. S. Per poter lavorare in due come registi è necessaria una grande affinità e capacità di ascolto. Io e Margherita abbiamo una visione affine sull’arte, sul cinema e su molte altre importanti cose della vita, e questo è stato fondamentale per poter lavorare assieme. L’alchimia tra noi è stata un fattore determinante nella realizzazione di questo progetto, altrimenti non sarebbe stato possibile realizzare un film come questo in così poco tempo. Le nostre idee registiche molte volte sono state simili, altre complementari, posso dire che siamo stati il braccio destro l’uno dell’altra. Una cosa poi che ci ha facilitato molto è stata immaginare ogni passaggio del film, dal punto di vista delle immagini e dei movimenti della macchina da presa, fin dalla fase di scrittura. Questo ci ha dato la possibilità di avere chiare in mente le stesse idee, per permetterci poi di trasferirle sul set alla nostra troupe.
L. L. Voglio chiedere ad ognuno di voi se c’è qualche regista o artista che vi ispirato per questo lavoro. Magari c’è qualche ispirazione comune.
M. G. H. La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen è stata fin dalla primissima idea l’ispirazione principale del film. Amo profondamente quel film, perché oltre che essere una storia bellissima è una riflessione sul cinema e sui suoi meccanismi. Tutto il corto in realtà è costellato di citazioni cinematografiche perché per noi girarlo è stata anche l’occasione per esprimere il nostro gigantesco amore per il cinema. C’è una scena ispirata a L’Atalante, una a La La Land, non poteva mancare Edward mani di forbice con la sua meravigliosa Ice Dance… una scena che per me rappresenterà sempre uno dei momenti più magici e romantici della storia del cinema. Ma non voglio elencare tutte le citazioni, preferisco siano gli spettatori a scovarle!
A. S. Come ho detto all’inizio la scintilla di questo cortometraggio nasce da un’idea di Margherita, che si è ispirata poi al film La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen. Lo stesso regista è stato un modello di riferimento anche con il film Midnight in Paris. Parlando di ispirazioni derivanti da altri cineasti, in realtà si apre una porta su un passaggio molto importante: il nostro film infatti è intriso di momenti ispirati da grandi registi ed è stata una nostra decisione comune quella di volerli omaggiare: Steven Spielberg, Jean Vigo, Victor Fleming, Tim Burton e Damien Chazelle per citarne alcuni. Al di là degli omaggi però, abbiamo cercato la nostra voce e ci siamo fatti cullare dal piacere di mettere in pratica le nostre idee, le quali sicuramente sono state plasmate negli anni dagli autori già citati (e da tanti altri), ma sono anche frutto di una nostra personale rielaborazione tra l’arte di cui abbiamo fruito e le esperienze che abbiamo vissuto nella nostra vita.
