Il ruolo dell’arte

L.L. Non vedi l’arte come specchio della società.

E.F. No, perché la società di oggi è veramente vuota. C’è un’assenza totale di contenuto e questo si rispecchia nella musica ad esempio, o nel cinema. Prendi il 2025. Che film sono usciti? Quattro o cinque sono interessanti, gli altri sono spazzatura. Prendi un 1985, ’90 o ’91: ne uscivano a centinaia all’anno di film validi. Adesso vedo una tristezza sotto questo punto di vista, che rispecchia la società. La gente cerca determinate cose che ritrova dentro di sé: se tu dentro di te non hai punti di riferimento, non hai cose da vedere o da cercare, allora cosa ti rimane? Il nulla

Società

L.L. Io vedo la società come molto individualistica e in questo l’arte si rispecchia. Pensiamo alle canzoni: tantissima musica parla dell’Io: chi sono, cosa sono diventato… ma anche dell’Io innamorato. Per questo ti ho chiesto della rinascita artistica in chiave sociale. Se si riuscisse a far vedere alla gente un pensiero più universale sui problemi, potrebbe essere un qualcosa che smuova le persone e che la faccia tornare di nuovo all’arte.

E.F. Il problema è risvegliare le persone. Negli anni ’50-’60 c’erano veramente movimenti di un certo tipo, penso anche solo alla nascita del rock con i The Doors. Le persone credevano davvero in determinati valori, mentre ora questa cosa non c’è più. Io la vedo così, però magari mi sbaglio: magari ci sarà un risveglio culturale non indifferente che cambierà le cose e permetterà a molti artisti di emergere. Io non metto in dubbio che nel mondo ci siano tanti artisti validi, forse più che nel passato, però non escono fuori perché alla gente non frega nulla.

Tu esisti perché hai un profilo Instagram o Tiktok dove tu posti quello che fai ed è una vetrina importante. Chi non ha questa propensione è più limitato. I social fanno tanto ed è una condanna perché non sono un luogo adatto per l’arte.

La Contraddizione

L.L. La mia ultima domanda è questa: avendo una visione pessimistica e una vena artistica, non le senti in contraddizione?

E.F. Assolutamente. Se tu guardi “Lo spettro”, sono io: io sono contraddizione, sono quella cosa lì. Io non credo mai di avere la verità in mano, tutto ciò che dico è un’opinione basata sul fatto che domani potrei cambiare opinione perché succede qualcosa. Non ho l’arroganza della certezza perché sono contraddizione anch’io. Tutto è in mano al caos, anche certi pensieri.

C’è una contraddizione di fondo in quello che dico e anche in quello che faccio. Faccio regia perché nasce da una mia esigenza personale di raccontare qualcosa anche se tutto è già stato detto. In fondo, io credo e spero di poter dire qualcosa in più, di poter avere un mio stile, una mia firma. Lo stile è esprimere sé stessi in modo che gli altri poi lo riconoscano.

È un po’ una contraddizione, ma nel mio essere pessimista c’è anche un po’ di speranza per il futuro.

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