“Fame d’aria”

L. L. Mi parlavi di un girato su “Fame d’aria”. Vuoi dirmi qualcosa in più?

D. M. Sì. Partendo da “Fame d’aria” torno alle due dinamiche del regista che prende il romanzo per trasformarlo, giustamente dico io, e quello che rispetta la visione del romanzo. “Fame d’aria” con Giuseppe Bonito, che è un grandissimo regista, è più sulla seconda prospettiva. Ho co-firmato con Monica Zappelli la sceneggiatura, ho trovato un regista che trovava nella visione integrale del romanzo qualcosa che lui sentiva di poter mettere in scena attraverso un’azione, se vogliamo, più mimetica e di fedeltà rispetto all’opera originaria. La scrittura della sceneggiatura, con una sceneggiatrice straordinaria come Monica Zappelli, mi ha permesso, e questo è il bello dei linguaggi, di tirare fuori degli elementi che nel romanzo potevano sembrare troppo didascalici, descrittivi e che, invece, un’immagine può raccontare con un semplice fotogramma. L’arricchimento che c’è stato in sceneggiatura è proprio in questa ottica: che cosa può dare l’immagine in più?

Che cosa perdiamo passando dalla letteratura all’immagine è più ovvio: la voce pensiero del protagonista. Se il romanzo è in terza persona, la voce pensiero, il narratore esterno, può entrare un po’ in tutti i personaggi e questo nel cinema non c’è. Per tanti, io non sono di questa opinione, la voce narrante è anti-cinematografica proprio perché è un elemento che non appartiene a quel linguaggio.

Altri libri

L. L. Hai qualche progetto futuro riguardo al cinema? Ad esempio qualche altro film che potrebbe essere girato su tuoi libri già pubblicati, oltre a “Fame d’aria” di cui abbiamo parlato.

D. M. Al momento no, avendo anche il romanzo uscito praticamente da due settimane, il 13 gennaio, sono in quella fase in cui prevale lo scrittore che ha a cuore il romanzo e che sospende tutte le altre possibili declinazioni. In questo momento i miei due pensieri più importanti dal punto di vista artistico e professionale sono: da una parte il romanzo “Quattro presunti familiari”, perché è l’ultimo uscito, è un po’ come i figli; dall’altra “Fame d’aria”, perché l’ho visto e perché credo sia, anche se è un aggettivo pericoloso ma sento di doverlo usare, un film necessario.

Il percorso

L. L. Volevo chiederti come si arriva dal libro al film. Hai già spiegato la parte di adattamento. Volevo chiederti della fase precedente: vieni contattato da un regista? Come funziona questa parte?

D. M. Le vie sono molte e diverse, nel senso che i meccanismi che si mettono in moto sono veramente tanti. Il romanzo può arrivare nelle mani di un produttore che opziona i diritti dello stesso e che poi costruisce una squadra di lavoro. La squadra di lavoro più è strutturata sin dall’inizio con quelle figure fondamentali più è valida: chi lavora all’adattamento, quindi o il romanziere stesso o degli autori-sceneggiatori, un regista, addirittura, ma questo proprio quando si ottiene il massimo rispetto alla progettualità, avere anche degli elementi di cast. E poi più la squadra è costruita sin dall’inizio più il produttore potrà andare dai grandi committenti con maggiori possibilità di successo, penso a Rai, Netflix, le altre piattaforme, di certo non ultime le grandi istituzioni culturali di questo Paese che finanziano concretamente il prodotto audiovisivo. Questo facilita l’entrata in produzione; però questa è solo una delle vie.

Un’altra via possibile è il regista o l’attore che leggono il romanzo: io penso a Luca Zingaretti che è un grande attore e che per 30 anni lo ha fatto per professione e che legge il mio libro e dice: “Sì, questo romanzo vorrei fosse la materia da cui trarre il mio primo film”.

Esistono tanti percorsi, anche in virtù della rivoluzione digitale: prima una macchina produttiva per un film prevedeva dei costi molto alti e una quantità di figure coinvolte enorme. Oggi, almeno dal mio punto di vista, la digitalizzazione permette di arrivare al prodotto audiovisivo in maniera più veloce e anche più economica. Il discorso rispetto a un film è che devi pensare a un distributore, se no è come avere un bellissimo libro che non trova un editore. È un mondo veramente molto complesso.