Gli artisti
L.L. Quando un artista cede la sua opera a un altro artista quello che ne viene, ne viene.
D. M. Esatto. Prendiamo l’esempio più scolastico, Stanley Kubrick con King e “Shining”: la discussione rispetto al protagonista Jack Nicholson. Lì c’è proprio un approccio che definisce anche i limiti dello scrittore rispetto alla scelta visiva del regista. Perché nel romanzo “Shining” il protagonista è uno che ha un arco di trasformazione da un uomo assolutamente per bene, anche da un punto di vista dell’aspetto, a un uomo che poi impazzisce dentro quell’albergo. Stanley Kubrick che cosa fa? Ragiona da regista. Al cinema, dentro una grande sala, non può permettersi un protagonista che per la prima mezz’ora sia assolutamente anonimo.
E poi Kubrick aveva tra le mani un attore come Jack Nicholson che dalla prima scena, quando arriva con la macchina, è luciferino, diabolico. Ma è stato proprio Jack Nicholson a far diventare il film “Shining” un capolavoro, grazie a Stanley Kubrick, alla scrittura, al direttore della fotografia, al montatore, al musicista, al cast artistico…
Il testo letterario è il gesto letterario e solitario. Il gesto filmico è un processo creativo che prevede l’intervento di tante persone e questo è il suo bene e contemporaneamente il suo male, perché basta che uno di questi tasselli non funzioni a dovere per incrinare tutto: puoi avere una grandissima scrittura, una grandissima regia, ma se un protagonista non funziona tutto va male. Quando parliamo di film, parliamo di qualcosa di estremamente complesso, in cui il gesto del singolo ricade dentro un gesto più ampio che prevede tanti altri gesti.
“Tutto chiede salvezza”
L.L. La mia prossima domanda ribalta la visione. “Tutto chiede salvezza” è un libro a cui sono particolarmente affezionato: è stato il primo tuo libro che ho letto e alcuni miei amici hanno vissuto qualcosa di molto simile a te. Ti confesso, però, di non aver visto la serie. È stata molto acclamata da pubblico e critica ma ho avuto paura di rovinare l’idea che mi ero fatto dal libro. Questa è una cosa che spesso sento, quanto influenza il pubblico secondo te?
D. M. Diciamo che uno deve sempre partire in maniera consapevole da tutti gli aspetti linguistici che influenzano nel profondo la lettura/visione di un’opera. Partiamo dal gesto letterario, dalla lingua. Quando entriamo in una storia, in una visione, attraverso il gesto letterario, noi che cosa facciamo? La nozione fondamentale della linguistica è che lo scrivente, lo scrittore, dà un significante che viene riempito di significato dal ricevente, dal lettore. Perché c’è sempre quella delusione, assolutamente normale, quando guardiamo un adattamento? Perché noi con la lettura facciamo qualcosa di assolutamente straordinario, che è più faticoso rispetto alla fruizione di un’opera cinematografica. Noi, quando leggiamo, costruiamo una nostra messa in scena, con il nostro immaginario. Questa è la grandezza della letteratura, che in qualche maniera è grandezza anche rispetto all’allenamento cognitivo, mentale, creativo, immaginifico.
Io faccio sempre questo esempio ai ragazzi che incontro. Se pensiamo alla parola madre, io pronuncio madre, un fonema, e ognuno visualizza la propria immagine, il proprio contenuto, la propria essenza rispetto alla parola. Nel momento in cui viene proposta un’opera che prevede l’uso dell’immagine, quell’immagine non potrà che tradire la nostra messa in scena. Per Monicelli, il cinema era un pasticcio di fotografia, scrittura e musica.
Se noi ribaltiamo gli assunti, quando passiamo prima per l’opera cinematografica e poi per la lettura, tendenzialmente le chiavi interpretative si moltiplicano. C’è chi resta appiattito: non fa lavorare l’immaginifico e non sovrappone, non ricostruisce mentalmente, fantasticamente più di tanto. C’è chi, invece, fa lavorare l’immaginario e tende a ricostruirsi una propria messa in scena.
Sono cose assolutamente normali che vanno spiegate rispetto ai loro funzionamenti. Io sono molto appassionato dei funzionamenti soprattutto in ambito psicologico, umano. Lavorando con degli strumenti, delle lingue, il funzionamento psicologico fa parte di quel corredo necessario per utilizzarle consapevolmente.

