Il finale
L. L. Sono d’accordo con te sui maestri, anche vivendolo sulla mia pelle, nel senso che a volte desidererei avere un maestro e quindi spesso mi rapporto con l’adulto in cerca di qualcuno che possa guidarmi in certe strade. Un mio desiderio è essere un maestro: mi vedo, da anziano, essere un maestro.
D. M. Ti assicuro che è una grande aspirazione. Fulmineo è che questa aspirazione diventi realtà in un battito di ciglia, parlo del rapporto col tempo. Io ho 51 anni, potrei tranquillamente essere tuo padre e le tue parole mi ricordano quando da allievo avevo anche io lo stesso desiderio. Avere un artista che ha ricevuto, che è stato addestrato, e che è pronto a fare lo stesso. Questo gesto di trasmissione è anche un atto di lucidità rispetto alla Storia, nessun uomo sano di mente aspira ad essere l’ultimo a esercitare una disciplina.
L. L. Volevo chiederti se volessi aggiungere qualcosa.
D. M. Ti ribadisco questa lettura che ribalta l’assunto che le nuove generazioni siano sempre scollegate, sempre apatiche. Torniamo ai linguaggi: a me è capitato di vedere dentro le scuole, in molti posti, dei corti, dei mediometraggi o leggere poesie, romanzi, che sono non solo degni, ma che raccontano una generazione per quello che è, una generazione straordinaria che va guardata senza pregiudizi, mentre il mondo adulto, purtroppo, guarda quasi sempre partendo da una visione precostituita, un pregiudizio, qualcosa che c’è prima di aver guardato veramente.

