Le foreste casentinesi
L.L. Cambiando argomento, il tuo progetto sulle foreste casentinesi mi ricorda il libro di Mario Calabresi “Il tempo del bosco”, non so se lo hai presente. Credi che il nostro Stato si prenda abbastanza cura del suo territorio? Io mi interrogo su questa domanda e mi è sembrato che nell’ambito delle foreste casentinesi lo Stato sia presente.
I.E. Sì, l’ho presente: bellissimo.
Considera che sulle foreste casentinesi ho fatto un progetto personale che si chiama “81” che è legato agli alberi monumentali che ho scoperto con mio nonno di notte. Questo mi ha portato a legarmi tantissimo a questo parco. Successivamente, da tre o quattro anni, ho iniziato a fare dei workshop fotografici dove la gente inizia a conoscere questo parco con una fotografia etica e di conservazione, aspetti che troppo spesso nella fotografia vengono meno. L’anno scorso ho fatto questo sentiero, “Il cammino delle foreste sacre”, credo che tu ti riferisca a questo…
Il cammino
L.L. Sì, mi riferivo a questo; poi ho una domanda anche su “81”.
I.E. Praticamente quello che ho fatto sul cammino delle foreste sacre è stato percorrere questo cammino da Marradi (in realtà il parco inizia dopo a Tredozio al Lago di Ponte). Marradi è stata la tappa zero a cui si arriva in treno e da cui parte il cammino a piedi fino a La Verna. È un cammino che ti permette di vedere tantissime sfaccettature e luoghi del parco. L’ho fatto sulle quattro stagioni, attraversandolo in ogni stagione proprio perché così emerge tutta la bellezza del parco. Vedi i periodi invernali, nelle alte quote, che hanno un loro carattere; poi vedi il periodo primaverile, con tutti i fiori che caratterizzano il parco, la biodiversità predominante che lo caratterizza. Questo è stato l’obiettivo. L’ho fatto cercando di dare una narrazione in cui fossero le persone che vivono nel parco a raccontarlo, quindi ho cercato di seguire questa linea dove ci sono le persone che hanno delle strutture, sono delle guide, fanno il soccorso alpino… persone che vivono costantemente il territorio. Ma anche l’energia di un escursionista che è la prima volta che lo attraversa. Questa è stata la narrazione che ho voluto dargli.
Secondo me il Parco delle foreste casentinesi è un Parco che fa tantissimo per la sua conversazione. Fa da modello a tanti altri. Come il progetto di conservation photography è un progetto che prima d’ora non era mai stato applicato, in Italia almeno. Proprio perché la fotografia naturalistica si applica in maniera sbagliata, creando degli impatti notevoli in un parco nazionale. Secondo me noi, dal punto di vista dei parchi, siamo in un’area molto fortunata che è gestita molto bene, sia nei progetti divulgativi o di conservazione che vengono fatti, sia nella tutela del territorio; ma anche nelle problematiche che potrebbero verificarsi, come un’escursionista che si perde: c’è un servizio sempre pronto ad intervenire. Quindi mi sento di dire che viviamo in un’area molto attenta, sotto questo punto di vista.

