Ruxandra Laura Dragut è una giovane regista che un anno fa ha lasciato tutto per dedicarsi al cinema.
L’inizio
L. L. Quando ci siamo conosciuti mi hai detto che hai abbandonato tutto per il cinema. Vuoi raccontare un po’ quello che è successo?
R. L. D. Allora, io arrivo da quattro anni all’incirca in cui ho lavorato in televisione, ho fatto redazione e reporter. Nel febbraio del 2025, l’anno scorso, un po’ satura dalla vita che stavo conducendo in televisione e che era una vita priva di ogni slancio a livello creativo e mi stava completamente spegnendo decido, dopo l’ultimo programma che ho fatto che è stato “Love is blind” in Svezia, di lasciare tutto, di lasciare quella vita un po’ sicura e certa per l’incerto.
Mi sono completamente buttata nel vuoto, iniziando con il primo progetto che è stato un videoclip per un cantante e non avevo la più pallida idea di cosa potessi aspettarmi poi durante tutto l’anno. Il corto è stato un po’ quella valvola di sfogo per dire: “Dai, ce la posso fare anch’io, posso davvero fare cinema per come l’ho sempre sognato!”.
Boiled Eggs Production
L. L. “Boiled Eggs Production”. Come è nata quest’idea?
R. L. D. Allora, l’idea è nata in concomitanza con il mio lasciare il, chiamiamolo, “posto fisso”, anche se non era così, in televisione.
Proprio per tutte le porte in faccia che ho sempre ricevuto da tutte le case di produzione, ma anche cinematografiche, soprattutto negli anni in cui ho mandato infiniti curriculum, e a febbraio, dopo aver lasciato tutto, volevo creare una realtà in cui riuscissi ad avere un mio spazio sicuro con delle persone che avesse la mia stessa visione, la mia stessa passione. Ovviamente è ancora uno spazio non legalizzato, mettiamola così, non ufficializzato, però di cui comunque fanno parte tante altre persone, tra cui quelle che hanno lavorato al cortometraggio stesso e ed è un po’, appunto, un manifesto di mia personale rivincita, cioè che anch’io posso creare qualcosa di mio, anch’io posso farcela senza più mandare infiniti curriculum a ad altri.
Poi, durante il 2025, sono subentrati anche i lavori, ti cito un videoclip che ho fatto per Alessio Bernabei che non mi sarei mai aspettata, o comunque per piccoli brand dove non ricercavano qualcosa di qualcun altro, ma ricercavano il mio occhio e la mia creatività e quello che potevo portare con i miei racconti.
Il corto
L. L. “Senza te, io chi sono” è un progetto autobiografico. Hai deciso di partire da qui per dare una testimonianza di te stessa, una direzione che toccherà tutti i tuoi lavori? Oppure era ciò di cui volevi parlare per primo?
R. L. D. Diciamo che ci sono molte mie firme d’autore in “Senza te, io chi sono”, proprio perché io sono ossessionata dalle linee temporali e credo che sarà una mia firma costante.
Adesso fai conto che sto quasi terminando anche la mia seconda sceneggiatura di un altro cortometraggio e poi mi avvierò verso il mio primo docufilm. In questi tre lavori sarà ben chiara la mia firma autorale delle linee temporali, della costante ossessione nei confronti del tempo stesso e soprattutto una matrice molto, molto autobiografica e quasi infantile, quasi bambinesca, perché ho molto questo legame con la fanciullezza.

