Tu: Ruxandra
L. L. Quanto la persona che sei ti influenza come regista?
R. L. D. La persona che sono influenza ciò che faccio tantissimo, il mio è un mondo molto fatato, molto colorato, al contempo, però, anche molto nostalgico. Perché sono una persona che vive il 50% di, come ti dicevo prima, fanciullesco. Se tu vedi la mia camera è costernata di pupazzi, colori, libri colorati, fate, poster, come se fosse quasi una camera adolescenziale, no?
Nell’altro lato, poi, al di fuori di questa camera, c’è tutta la vita adulta che mi aspetta. Questa camera, inteso come questa casa. Però l’altro 50% è riempito da consapevolezza, la consapevolezza ai miei 29 anni del tempo che passa, della nostalgia nei confronti di ciò che sono stata e della nostalgia nei confronti anche del futuro, cioè sono già nostalgica di un tempo che non conosco.
Quindi quella che sono influenza tantissimo quello che faccio, proprio perché lo si vede in qualsiasi cosa, da ogni video che giro, da come mi vesto, da come mi pongo, da come sono con le persone stesse, ecco.
Mezzi di condivisione
L. L. Ho visto il tuo corto all’evento “Sguardi sui corti” quando ancora non c’era su YouTube. Come mai hai deciso di condividerlo?
R. L. D. Allora, è stata una decisione un po’ difficile perché inizialmente ero combattuta. Non sapevo se tenerlo per il percorso dei festival oppure regalarlo al pubblico, al mondo, allo spettatore.
Diciamo che poi, grazie a due proiezioni che ho fatto, la prima è stata a Vigevano al “Matèria Festival” e poi a “Sguardi sui Corti” a Milano a Mare Culturale, ho capito che più che ai festival che richiedevano un’esclusiva, questo cortometraggio stava veramente urlando la necessità di essere libero, cioè di essere visto dalle persone, nella maniera più immediata possibile.
E forse è un po’ anche quello che ti dicevo precedentemente, ovvero c’è anche una matrice di quella bambina, di me, che necessitava di uscire fuori. Un po’ anche l’impazienza, la voglia di essere libera, esattamente come il corto stesso voleva esserlo.
Gli eventi
L. L. Quanto sono importanti gli eventi, come “Sguardi sui corti” ma anche momenti più impegnativi come i festival, per il cinema?
R. L. D. Gli eventi come “Sguardi sui Corti” sono importantissimi perché quello che ho visto tantissimo, soprattutto dopo che ho deciso di uscire un po’ dal guscio della mia comfort zone, quindi essere anche un po’ cringe e rivelarmi un po’ al mondo tramite i social, l’impatto che ha un evento dal vivo, cioè ritrovarsi, parlarsi, conoscersi e raccontarsi proprio face to face è importantissimo, perché anche all’evento stesso di “Sguardi sui Corti” ci sono stati tanti registi, tanti aspiranti registi o tantissime altre maestranze che non hanno trovato uno spazio in cui essere a loro agio. Soprattutto l’ho vista questa cosa al nord, a Milano, cioè uno spazio continuativo in cui io posso parlare di cinema e stare bene con le persone che amano il cinema.
Un’altra cosa che ho visto è che mi hanno scritto davvero un sacco di giovanissimi. Ti parlo di giovani ragazzi di 17, 16, 19, 20 anni, perché incerti del loro futuro e vorrebbero intraprendere il percorso del cinema non sapendo come iniziare.
Invece, per quanto riguarda i festival, sono un po’ più istituzionali. Sicuramente possono avere uno sguardo molto più ampio e molto più diretto a livello settoriale: ci sono molte più opportunità di essere notati da produttori, da case di distribuzione… Diciamo che la differenza è tra un evento come “Sguardi sui Corti” e un festival è che il primo è un incontro tra amici, un festival è un incontro più lavorativo, più patinato. Ecco, l’ho sempre percepito in questo modo.

