Regia nel futuro

L. L. Qualcosa di simile me lo diceva Ezio Fratto, appunto, quando l’avevo intervistato. Come vedi la regia italiana, ma anche mondiale, nel futuro? E l’arte, in generale.

R. L. D. È una domanda molto ambiziosa, nel senso che ho un po’ di paura a risponderti perché non vorrei sembrarti arrogante. A livello nazionale ti voglio dire che secondo me ci sono delle bellissime promesse, cioè delle grandi promesse. L’anno scorso, mi sono vista “Le città di pianura” di Francesco Sossai, che è stato un film incredibile. Io sono uscita dal cinema con i brividi, avevo i peli rizzati sulle braccia, letteralmente. Quindi secondo me ci sono tante promesse, tantissime, anche Alice Rohrwacher, la Cortellesi, con quello che è stato fatto, è ovvio, sono registi un po’ più grandi rispetto a me, a Ezio, ad altri colleghi.

Però, secondo me ci sono dei buoni presupposti per fare. Una cosa che voglio dirti e che ci tengo a dire è: riportiamo anche i punti di vista delle donne, cioè manca il cinema femminile, tantissimo, e io come donna sento di avere una responsabilità ancora più grande rispetto agli altri miei colleghi registi uomini.

Quindi questo è a livello nazionale, a livello di regia nel mondo, ti dico che sono molto affezionata al cinema asiatico, da Ozu, anche al punto di vista che ha avuto Wim Wenders con Perfect Days.

Secondo me il cinema coreano è avanti anni luce. Io sono molto affezionata al cinema coreano. Recentemente ho visto “No Other Choice” di Park Chan-Wook e poi Bong Joon-ho.

Però sono tutti registi un po’ più, come ti dicevo prima, avanzati.

Conosco pochissimi registi giovani, è questo il vero problema. Ci sono perché ci sono, però ce ne sono veramente pochi.

L’attualità

L. L. Volevo chiederti, i registi verranno influenzati dall’attualità? E questa è una domanda che io mi pongo in generale sull’arte, perché mi occupo tantissimo di poesia, scrivo critica poetica, scrivo poesia e in un’intervista che dovrò fare chiederò a un poeta questa cosa sulla poesia. A te vorrei chiederla sulla regia.

R. L. D. Sicuramente tutto quello che sta accadendo, anche a livello proprio di eventi, a livello di politica, a livello economico, lo sai molto bene anche tu, per i giovani è veramente devastante. Siamo la prima generazione, una delle prime generazioni, che vivono in un’incertezza totale a livello di futuro. Noi non lo vediamo, non lo percepiamo il futuro. E questa cosa, secondo me, soprattutto nella regia di giovani registi, si vede, si percepisce.

Quindi l’attualità, quello che accade anche a livello politico, economico, sociale, ha un impatto grandissimo in quello che poi viene raccontato, tanto che spesso e volentieri anche noi riversiamo nostri traumi. Quindi, assolutamente: l’arte viene influenzata da quello che accade a livello di attualità.