“La Grazia” : Sorrentino sfida le coscienze a Venezia

Un’apertura potente alla Mostra del 2025

Paolo Sorrentino torna al Lido con La Grazia, film d’apertura dell’82ª Mostra del Cinema di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025). Un debutto atteso, accolto da applausi calorosi e una riflessione dolorosamente necessaria sulla politica, l’etica e il potere.

La Grazia nelle sale: appuntamento a gennaio

Per il pubblico italiano, l’attesa sarà lunga. La Grazia esce nelle sale solamente il 15 gennaio 2026, distribuito da PiperFilm. Una scelta riflessa in una narrazione lenta e meditativa, non casuale bensì fedele alla natura del film.

Trama: il presidente sospeso tra legge e cuore

Mariano De Santis (Toni Servillo) è un Presidente della Repubblica immaginario, alla fine del mandato. Vedovo, giurista incrollabile, perfino ribattezzato “Cemento Armato” per la sua compostezza inattaccabile. A Roma, nel Quirinale sospeso tra rituale e malinconia, si ritrova a dover decidere su due dossier morali: concedere la grazia a due assassini con storie di dolore e attenuanti e firmare una legge sull’eutanasia.

Tra questi doveri, agisce la presenza della figlia Dorotea (Anna Ferzetti), capace di scuotere il rigore paterno e spalancare la scena al dubbio. L’amore, il rimpianto per la moglie perduta, la gelosia latente: tutto converge nella parola grazia, pensata da Sorrentino come “dubbio praticato” e gesto poetico-politico.

Critica: elegia politica e visiva

L’accoglienza a Venezia riflette il potere emotivo del film:

  • El País parla di un’opera “emozionante e divertente”, capace di bilanciare ironia e riflessione morale.
  • The Guardian lo elogia come un ritorno alla miglior forma di Sorrentino: “melanconia elegante”, sul confine tra potere e solitudine .
  • The Times lo descrive come “ricco emotivamente”, un affresco poetico di malinconia civile, climax colmo di speranza .

Venezia 2025: un segnale forte

Con La Grazia, Sorrentino mette in scena un’Italia emotiva e ideale, distante dalle semplificazioni, invitando a non restare neutrali. A Venezia, in un festival segnato da tensioni geopolitiche, il film agisce come dichiarazione artistica: resistere al lato del dubbio e della responsabilità 

Conclusione: il cinema come domanda, non comodo rifugio

La Grazia non concede facili consolazioni. È un viaggio nell’anima pubblica di cui siamo parte. Un film che restituisce potere alla parola “grazia” come scelta etica, non concessione. Venezia lo ha premiato con lo schermo; il cinema italiano tornerà ad accoglierlo il 15 gennaio 2026.