L. L. Perché fai cinema? Cosa significa per te cinema?
S. R. In realtà non te lo so dire, è un po’ come chiedere a una persona miope perché sei miope. Boh! Una malattia dalla nascita, un’influenza. Per me il cinema non è un sogno, è una malattia quasi, un’ossessione. Io non posso non farlo. Da quando ho memoria mi piaceva raccontare le storie, mi piaceva immaginare storie e raccontarle.
Eh inizialmente questa cosa me l’aveva dato un Paperino, mi ricordo. Avevo letto un’edizione in cui Paperino diventava uno stuntman e faceva delle cose assurde e aveva un’assicurazione che lo pagava un sacco. Quindi io da proprio bambino, non so, avrò avuto 7-8 anni, leggevo questa cosa qua e dicevo “Cavolo, però Paperino ha un lavoro fighissimo, che è quello dello stuntman, pilota gli aerei, fa tutte queste cose e viene pure pagato un botto se si fa male”: allora devo fare lo stuntman.
E mi ricordo che facevo tutte queste cose, saltavo, giocavo con le palle, classiche cose da bambino, però ci mettevo delle storie. Allora un giorno mia nonna mi fa: “Tu vuoi fare lo stuntman, ma devi fare il regista“. Da lì ho scoperto che cos’era il regista, perché ti ripeto, fin da bambino a me piaceva raccontare storie, disegnavo un sacco di storie, facevo un sacco di storie disegnate, anche se non sapevo scrivere.
Pensa, ho fatto, da bambino piccolo piccolo, uno spettacolo teatrale, però non sapevo ancora leggere, quindi i miei genitori si mettevano ogni sera lì a farmi imparare le battute a memoria dal copione e ho recitato senza saper leggere, cioè io andavo a memoria su quello che mi dicevano i miei. Quindi ho da sempre questa roba.
Quindi, per dirti, come mai lo faccio: non lo so. Probabilmente è una malattia che ho dentro, perché ce l’ho da sempre.
Il “cosa significa per me”, diciamo, ci sono due modi per rispondere. Il primo è cosa si significa per me, Stefano, che è un’ossessione, cioè io devo fare cinema perché è l’unica cosa che a cui penso giorno e notte. Cosa significa per me verso gli altri, invece, è che, diciamo così, io sento che con tutte le forme d’arte c’è la possibilità di smuovere qualcosa in una, 100, 1 milione, 1 miliardo di persone. E questo poter smuovere un qualcosa, secondo me, non ha eguali, quindi, al di là di qualsiasi cosa artistica tu voglia fare, la creazione di un qualcosa da zero fino a un prodotto X e poi quel prodotto smuove un qualcosa è una roba, secondo me, importantissima e bellissima. E poi, ovviamente, c’è tutto il processo che ti deve piacere, cioè a me piace proprio il processo al di là del prodotto, poi il prodotto finale, che sia un film, un corto, una serie, può fare schifo, può essere bruttissimo, essere bellissimo, ma tutta tutte le relazioni, gli insegnamenti, tutto ciò che tu impari in quel in quel percorso è quella roba che a me piace e che è la motivazione di vita, capito? Anziché stare in un ufficio a fare Excel, a me piace quello.
