L. L. Se dovessi fare un bilancio della tua attività da regista, come sarebbe?

S. R. Se dovessi fare un bilancio ora direi sconosciuto, nel senso che io non mi sento di aver fatto ancora nulla, perché di fatto credo di non aver fatto nulla. Credo che quando tu fai un lavoro artistico funziona un po’ come l’acqua che evapora. Nel senso, l’acqua o è evaporata o non è evaporata. Tu puoi fare due cortometraggi e poi fai la roba che esplodi oppure ne puoi fare 100 e poi fai la roba che esplodi. E a te non deve cambiare questa cosa, a te deve piacere fare il percorso, come dicevamo prima. Quindi ti dico, un bilancio della mia breve, perché alla fine ho iniziato un anno e mezzo fa, penso, carriera da regista ti dico contento ma con ancora tanta roba da che voglio fare.

L’obiettivo a cui tengo tantissimo e che è il mio motivo di vita è distruggere il cinema italiano. Cioè questo è quello che io voglio fare, è la mia missione, perché credo che sia in un momento brutto. Io non penso di essere un autore ricordato, un autore importante, un autore di qualche tipo. Io voglio essere quello che distrugge il cinema, io voglio essere il cattivo della storia. Io voglio distruggere il cinema perché distruggendolo permetti ad altri autori che se lo meritano di ricostruirlo.

Il mio compito è solo distruggerlo e distruggerlo inteso come distruggere tutte le icone che ci sono adesso, distruggere la commedia, distruggere Massimo Andrea, distruggere Giannini, distruggere tutto questo. Perché poi ci sarà qualcun altro che rifarà un’altra commedia meglio.

Io devo essere solo il kamikaze che fa esplodere tutto, poi qualcun altro ricostruirà dopo di me.

Secondo me in Italia ci sono tante storie che si potrebbero fare, tanti autori bravissimi che meriterebbero spazio, però non succede questa cosa, non succede per motivi, diciamo così, mafiosi, per motivi di anzianità, per svariati motivi. E secondo me la soluzione, è distruggere tutto, fare i film di serie B, fare le cose brutte che ti fanno fare tantissimi soldi, con quei soldi puoi fare far conoscere autori nuovi.

Questa è l’idea che mi sono fatto, perché finché l’Italia è Sorrentino, che fa film indipendenti che fanno €2.

Finché il film indipendente che fa €2 non fa un miliardo di euro non potrà mai distruggere Sorrentino, ovvero fare un altro film di un livello diverso che può competere con Sorrentino. Non fraintendere, Sorrentino è il primo che mi piace, però cioè io vorrei fare il campione di Leo…

L. L. Quando intervisto i registi chiedo sempre quali sono, per lui, i giovani prospetti del cinema italiano 

S. R. S. R. Sicuramente ti direi: Antonino Giannotta che ha già fatto un film indipendente molto bello: 3,40€. Poi Alessandro Redaelli, i fratelli Ricci e gli ultimi che ti dico son gli Acqua Arida.

L. L. Cosa diresti ad un giovanissimo aspirante regista?

S. R. Fai le cose brutte. Viviamo nella società dell’estetica e questa spesso è uno specchio per le allodole. Bisogna fare le cose autentiche e vere. E il vero è brutto.
Questo non significa fare le cose superficiali, significa farle brutte. Sono due cose diverse. 

In un’epoca dove l’AI fa video bellissimi e che seguono uno schema culturale, sui social vediamo video bellissimi aesthetic, le pubblicità sono bellissime, la soluzione è fare le cose brutte e controcultura.