Un nuovo corto
Il titolo che cita Hobbes spiegato da un influencer che divulga filosofia credo sia esplicativo del senso del corto. La citazione parla di violenza e della natura egoistica dell’uomo, arginata soltanto dal contesto sociale. Il video di questo ragazzo che parla di filosofia appare sul cellulare di uno dei quattro protagonisti all’inizio del girato e chiude le riprese.
Questo tema è attuale in un mondo anestetizzato in cui la consapevolezza porta alla frustrazione e la frustrazione all’escandescenza violenta. Il tema social, anestetizzante principale, riprende questo discorso. Stefano Ressico e Antonino Giannotta condensano in venticinque minuti queste idee. I due registi riescono a mostrare uno spaccato della società dei giorni nostri, attraverso personaggi tridimensionali, non stereotipati. L’Italia è presente in tutta la sua estensione, territoriale e culturale.
La trama
Due ragazzi vanno in una baita nell’Aspromonte per godersi qualche giorno di pace. Sono omosessuali e i genitori non accettano la cosa, anzi vengono spesso etichettati con epiteti sgradevoli. Uno dei due è visibilmente contrariato dalla rudezza della casa. Appoggiano i bagagli ed escono all’aria aperta. Altri due ragazzi hanno appena rapinato una panetteria e stanno cercando di far perdere le loro tracce, così finiscono nella baita dove cercano altro denaro. Le due coppie si incontrano quando i due ragazzi ritornano dalla passeggiata e vengono aggrediti dai banditi che impugnano false pistole. I dialoghi tra i due criminali di basso rango sono spesso in calabrese, con venature ironiche e di presa in giro. Manca soltanto una valigia in cui cercare denaro e viene aperta mentre i due ragazzi in viaggio sono sotto tiro. All’interno ci sono delle buste contenenti un cadavere fatto a pezzi. Qui la svolta: i due ragazzi omosessuali si ribellano e legano ad una sedia un criminale e uccidono l’altro. Da qui in poi ci saranno diverse lotte, sempre più crude, fino alla morte di ogni protagonista.
Commento
Riprendendo l’ultimo tema trattato, la crudezza è efficace perché è sgradevole tanto da far distogliere lo sguardo ed è verosimile anche senza chissà quali effetti speciali. Il punto di svolta che segna la rottura del patto di credibilità tiene il fruitore incollato allo schermo. Il finale è uno splatter totale, voluto, che riprende l’essere violento dell’uomo e il video finale chiude il cerchio. La cattiveria, poi, si sposta in base a chi ha potere in quel momento.
L’ironia tinge di verità le prime scene e certe inquadrature, soprattutto il primo piano del bandito legato, sono molto ben riuscite. Un’altra inquadratura degna di nota si ha nel momento in cui il criminale si libera e guarda fuori dalla stanza. Un altro elemento forte è il costante lamento che inquieta e infastidisce, alimentando il ribrezzo.
Per tutto l’articolo ho diviso le due coppie in criminali e omosessuali quasi indifesi, anche in questo sta il senso del corto: chiunque è violento. Homo homini lupus.
