Lo storico segretario generale di Taormina Arte e direttore artistico del Messina Opera Film Festival è morto a 71 anni. Il ricordo commosso di Laura Delli Colli: «Il cuore mi si è spezzato».
Il cinema italiano perde uno dei suoi uomini più discreti e preziosi. Ninni Panzera è morto l’11 luglio 2026 a Messina, dopo un improvviso problema di salute e un breve ricovero al Policlinico. Aveva 71 anni e avrebbe compiuto 72 anni il 16 luglio. Nato in Calabria e messinese d’adozione, aveva dedicato gran parte della propria vita alla promozione del cinema, del teatro, della musica e dell’opera lirica.
A riportare l’attenzione sulla sua scomparsa è stata Laura Delli Colli, presidente del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, che gli ha dedicato sui social un ricordo intimo e commosso.
«Ho appreso solo ora che Ninni Panzera se n’è andato un paio di settimane fa. E il cuore mi si è spezzato», ha scritto, descrivendolo come un uomo capace di andarsene con la stessa discrezione ed eleganza con cui aveva vissuto.
Laura Delli Colli ricorda Ninni Panzera
Nelle parole di Laura Delli Colli non c’è soltanto il dolore per la perdita di un amico. C’è anche il riconoscimento pubblico del lavoro di un uomo che ha contribuito a costruire la storia del cinema italiano senza cercare di occuparne il centro della scena.
«Ninni era uno di quei galantuomini che ha passato la vita a portare il cinema dove non c’era», si legge nel messaggio. Una frase che sintetizza una carriera interamente spesa nell’organizzazione culturale, nella conservazione della memoria e nella creazione di occasioni d’incontro tra artisti e pubblico.
Panzera apparteneva alla categoria, sempre più rara, degli uomini che rendevano possibili le cose. Non aveva bisogno di diventare il volto di un evento, perché il suo lavoro consisteva nel costruirlo, proteggerlo e farlo crescere.
Oltre trentacinque anni al servizio di Taormina Arte
Avvocato e organizzatore culturale, Ninni Panzera è stato per più di trentacinque anni segretario generale di Taormina Arte, la manifestazione che ha riunito cinema, teatro, musica e danza trasformando Taormina in uno dei principali centri culturali del Mediterraneo.
Il suo nome è legato anche alle grandi proiezioni cinematografiche ospitate al Teatro Antico, uno scenario capace di trasformare la visione di un film in un’esperienza collettiva. Nel corso degli anni Panzera ha coordinato programmi, incontri e iniziative, continuando a sostenere il cinema anche nei momenti più complessi attraversati dalla manifestazione. citeturn803384search4turn803384search9
Dietro la dimensione spettacolare del festival c’era il lavoro metodico di chi conosceva sia il linguaggio delle istituzioni sia quello degli artisti. Panzera non era un semplice dirigente amministrativo, ma un interlocutore culturale capace di confrontarsi con registi, musicisti, attori e autori.
La retrospettiva italiana dedicata a Brian De Palma
Tra le iniziative ricordate da Laura Delli Colli figura anche una delle prime grandi retrospettive italiane dedicate a Brian De Palma, organizzata oltre quarant’anni fa.
La testimonianza di quel lavoro resta anche nel volume Brian De Palma: il fantasma della cineteca, curato da Ninni Panzera insieme a Carmelo Marabello e conservato tra le monografie del Museo Nazionale del Cinema.
Fu un progetto pionieristico, realizzato quando il regista statunitense non occupava ancora stabilmente il posto che gli sarebbe stato riconosciuto nella storia del cinema contemporaneo. Panzera aveva compreso in anticipo l’importanza di studiare gli autori, non soltanto di mostrarne i film.
Era questa una delle caratteristiche del suo lavoro: trasformare una rassegna in un’occasione critica, capace di lasciare pubblicazioni, riflessioni e memoria oltre la durata dell’evento.
L’incontro tra Franco Battiato e le macerie di Messina
Uno dei progetti più suggestivi promossi da Panzera risale al 1998, quando coinvolse Franco Battiato nella realizzazione di una colonna sonora per le immagini storiche del terremoto che devastò Messina nel 1908.
Da quell’incontro nacque Partitura audiovisiva per un paesaggio di macerie, un’antologia di immagini accompagnata dalle musiche e dai suoni di Battiato. L’opera venne successivamente riproposta nel 2023, a venticinque anni dalla sua realizzazione, durante il festival messinese.
Non si trattava soltanto di sonorizzare materiali d’archivio. Il progetto trasformava la documentazione della catastrofe in memoria audiovisiva, mettendo in relazione la distruzione della città con la possibilità dell’arte di conservarne le ferite.
È forse questo lavoro a raccontare meglio la visione di Panzera: il cinema non come semplice intrattenimento, ma come strumento capace di interrogare la storia e restituire una voce alle immagini del passato.
Il Messina Opera Film Festival, l’ultima grande creatura
Negli ultimi anni Ninni Panzera aveva riportato in vita il festival messinese dedicato al rapporto tra cinema e melodramma. Nato nel 1995 e ospitato fino al 2001 nella Sala Milani, il progetto era tornato nel 2023 con il nome di Messina Opera Film Festival, sotto la sua direzione artistica.
La manifestazione univa il recupero dei film storici alla promozione della creatività contemporanea, attraverso proiezioni, concerti, incontri e un concorso di cortometraggi legato al mondo dell’opera lirica.
Panzera stava lavorando anche alla nuova edizione del festival e a un documentario sulla storia delle opere proiettate nella Sala Milani di Messina, luogo che aveva ospitato le prime edizioni della manifestazione.
Continuava dunque a progettare, cercare materiali e costruire nuove occasioni culturali. Fino all’ultimo, il suo sguardo era rivolto al prossimo film da mostrare e alla memoria da salvare.
L’eredità degli uomini che lavorano lontano dai riflettori
La storia del cinema viene spesso raccontata attraverso registi, attori e grandi produttori. Più raramente si parla di chi organizza festival, conserva archivi, programma retrospettive e crea le condizioni perché un’opera possa incontrare il pubblico.
Ninni Panzera è stato uno di questi uomini. Un mediatore tra le istituzioni e gli artisti, tra la memoria e il presente, tra il cinema internazionale e una terra che aveva scelto come casa.
«Anche se non l’avete conosciuto e se prima di leggere questo post non sapevate chi fosse, vi chiedo di unirvi a me nell’abbracciarlo e nel dirgli grazie», ha scritto Laura Delli Colli.
Il suo è un invito che supera il ricordo privato. Ringraziare Ninni Panzera significa riconoscere il lavoro invisibile sul quale si regge una parte essenziale della cultura italiana.

