Per oltre sessant’anni firma del Giornale di Brescia, storico inviato alla Mostra del Cinema di Venezia e autore di oltre venti libri, Alberto Pesce ha rappresentato una delle figure più autorevoli della critica cinematografica italiana.
Muore Alberto Pesce, una vita dedicata al cinema
Il mondo del cinema italiano perde una delle sue voci più autorevoli. È morto Alberto Pesce, storico critico cinematografico del Giornale di Brescia, scomparso all’età di 102 anni. Con lui se ne va un protagonista della critica italiana, capace di raccontare il grande schermo con competenza, rigore e una straordinaria capacità divulgativa.
Nato il 2 luglio 1924 a Pieve di Cadore e cresciuto a Legnago, Pesce si era trasferito a Brescia negli anni Cinquanta, città che sarebbe diventata la sua casa e il centro della sua lunga attività giornalistica e culturale. Parallelamente all’insegnamento, aveva iniziato a collaborare con il Giornale di Brescia, diventandone il punto di riferimento per tutto ciò che riguardava il cinema.
Una carriera lunga oltre sessant’anni tra Venezia e le grandi riviste di cinema
Dal 1960 Alberto Pesce aveva seguito praticamente senza interruzioni la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, raccontando le evoluzioni del linguaggio cinematografico e l’affermarsi dei grandi autori del Novecento.
Nel corso della sua carriera ha collaborato anche con importanti riviste specializzate come Cineforum, Bianco e Nero, Filmcronache e Segnocinema, diventando una firma riconosciuta anche in ambito accademico e culturale.
Il suo approccio era lontano sia dalle recensioni-spettacolo sia dalla critica autoreferenziale. Per Pesce il compito del critico era accompagnare lo spettatore nella comprensione dell’opera, offrendo strumenti di lettura senza imporre giudizi definitivi.
L’eredità culturale di Alberto Pesce
Nel corso della sua attività Alberto Pesce ha pubblicato oltre venti volumi dedicati alla storia e all’analisi del cinema, approfondendo il lavoro di registi come Ingmar Bergman, Carl Theodor Dreyer, Federico Fellini, Andrej Tarkovskijed Ermanno Olmi.
Nel 2024, in occasione del suo centesimo compleanno, aveva deciso di donare alla Biblioteca Queriniana di Brescia la sua biblioteca personale composta da circa 4.000 libri dedicati al cinema, un patrimonio destinato a studiosi, studenti e appassionati.
Un gesto che riassume perfettamente il suo modo di intendere la cultura: non un sapere da custodire gelosamente, ma un’eredità da condividere con le nuove generazioni.
Con Alberto Pesce scompare un pezzo della storia della critica cinematografica
La morte di Alberto Pesce rappresenta la scomparsa di una figura appartenente a una generazione di critici che ha vissuto il cinema come fenomeno artistico, culturale e civile.
Per oltre sei decenni ha osservato l’evoluzione del linguaggio cinematografico, attraversando le stagioni del neorealismo, della Nouvelle Vague, del cinema d’autore europeo e delle grandi trasformazioni dell’industria audiovisiva, mantenendo sempre uno sguardo lucido, indipendente e profondamente appassionato.
Il suo contributo resterà una testimonianza preziosa di un modo di fare critica fondato sullo studio, sulla competenza e sulla convinzione che il cinema fosse molto più di un semplice intrattenimento.
