Brunello il visionario garbato, Giuseppe TornatoreBrunello il visionario garbato, Giuseppe Tornatore

Un film che parla alla coscienza collettiva

Arriva nelle sale Brunello il visionario garbato, l’opera con cui Giuseppe Tornatore sceglie di raccontare non tanto un imprenditore di successo, quanto un uomo che ha trasformato la propria visione del mondo in una forma concreta di bellezza civile. Il documentario, realizzato con Brunello Cucinelli S.p.A. e Masifilm in collaborazione con Rai Cinema, si presenta come un percorso che interroga la relazione tra cinema, etica e lavoro, collocandosi nel filone più maturo della filmografia umanista del regista siciliano.

La proiezione stampa, prevista a Milano all’Anteo Palazzo del Cinema il 5 dicembre alle 10.30, introduce un’opera che sfugge consapevolmente al genere biografico classico. Tornatore costruisce un dispositivo narrativo che unisce materiali reali e momenti di messa in scena, restituendo un ritratto che non vuole celebrare, ma comprendere.

La grammatica visiva di Tornatore tra memoria e costruzione narrativa

In Brunello il visionario garbato, la scelta di muoversi tra documentario e finzione non è un esercizio stilistico: è un modo per dare forma visiva ai pensieri del protagonista. Le immagini dell’infanzia in campagna, i racconti familiari, i volti degli operai, i paesaggi di Solomeo diventano capitoli di un’autobiografia filosofica, in cui la memoria non è mai nostalgia ma fondamento.

Si percepisce la mano di Tornatore nella cura dei dettagli: la luce che accarezza le pietre del borgo, i movimenti della macchina da presa che seguono i gesti artigiani, la costruzione di un ritmo che non rincorre la trama ma l’idea. Il film si fa così riflessione sul cinema stesso, sulla sua capacità di trasformare l’esperienza individuale in un linguaggio condiviso.

Cucinelli, un personaggio cinematografico senza bisogno di finzione

La figura di Brunello Cucinelli è centrale, ma mai isolata. Il film lo mette al centro di una rete di relazioni, convinzioni, luoghi e simboli. Dai ricordi dell’infanzia al progetto di Solomeo, ciò che emerge è un uomo che ha interpretato l’impresa come un atto culturale. È questo il punto decisivo: Tornatore lo racconta come un protagonista degno del cinema perché la sua traiettoria esistenziale ha una dimensione narrativa intrinseca, fatta di ostinazione, disciplina, immaginazione.

La sua filosofia del lavoro diventa il vero motore del racconto: dignità, giustizia sociale, armonia. Parole spesso consumate dall’uso, ma che in questo film riacquistano peso perché radicate in una pratica quotidiana. Brunello il visionario garbato restituisce questa tensione etica con una semplicità che non banalizza, ma chiarisce.

Solomeo come laboratorio estetico e politico

Il borgo di Solomeo è il cuore simbolico del documentario. Non viene mostrato come un fondale, ma come un organismo culturale. Tornatore ne riprende le strade, i teatri, le piazze, i laboratori: tutto concorre a costruire una geografia morale che riflette l’idea di “capitalismo umanistico” di cui Cucinelli è portavoce.

Solomeo diventa un personaggio, forse il più cinematografico. È il luogo in cui si intrecciano tradizione, lavoro manuale, architettura classica, e un ritmo di vita che sembra appartenere a un’altra epoca. Non è un Eden pacificato, ma un esperimento vivo: un’ipotesi di futuro in cui bellezza e produzione non si escludono a vicenda.

La dimensione politica dei sogni

Il finale del film invita a una lettura non retorica del sogno. Per Cucinelli, e per Tornatore, sognare significa assumersi una responsabilità: immaginare un destino possibile e lavorare affinché diventi concreto. È un gesto politico, prima ancora che poetico.

È su questo terreno che Brunello il visionario garbato trova la sua forza più profonda: nel suggerire che il cinema può ancora essere uno spazio di pensiero, un luogo dove riflettere sul nostro modello di società attraverso il racconto di una storia individuale. Non sorprende che Tornatore scelga un tono contemplativo, quasi meditativo, per chiudere il cerchio narrativo: in quel ritmo si coglie la cifra più autentica del film.

Un’uscita evento che parla al pubblico del cinema e non solo

Il documentario sarà nelle sale il 9, 10 e 11 dicembre con 01 Distribution. Non è un semplice film su un imprenditore: è un’opera che chiama in causa visioni, responsabilità e desideri collettivi. Milanoalcinema.it lo accoglie come uno dei titoli più significativi del periodo, capace di aprire un dialogo tra spettatori, artisti e mondo produttivo. Un film che, oltre a raccontare una vita, mette in discussione il modo in cui immaginiamo il futuro.