Il Futuro

L.L. In realtà la mia domanda era quasi provocatoria, di cui una papabile risposta era questa. Da giovane scrittore potrei risponderti allo stesso modo. È egoriferita ma non irrealistica.

E.F. Io campo, l’ho fatto con il mio blog, con la legge dell’attrazione. Diciamo con queste fesserie, che poi non sono proprio fesserie, del credere in ciò che uno sta facendo, nel pensare positivo. È rimboccarsi le maniche, avere una mentalità quasi stacanovista, andare avanti per come uno può. Questa è una cosa che i social mi hanno dato, tra i miliardi di lati negativi. Sono sui social da sei anni e non ho quasi mai saltato un giorno in cui postavo. Se tu ti impegni e sei costante, in un modo o nell’altro ce la puoi fare. Nasco un po’ da questa mentalità.

Crederci

L.L. Credo sia molto corretta e la rivedo in me stesso. È emerso anche nell’intervista con Giulio Greco questo lato del fare molto e del credere tanto in ciò che si fa.

E.F. Più fai e meno rimani bloccato. E poi vedi quello che succede. L’esperienza, positiva o negativa, è la cosa più importante. Io imparo da ciò che mi succede, non la prendo male. Sono contento perché so che la prossima volta non la farò più, capisco meglio come fare le cose.

Panorama artistico

L.L. La mia ultima domanda è rivolta al futuro. Come vedi il prossimo panorama artistico e intellettuale? Perché, credo, potrebbe esserci un ritorno dei temi sociali in chiave molto realista.

E.F. Io, in realtà, sono molto pessimista sotto questo punto di vista. Ti parlo di letteratura, pittura, cinema… arte in generale. Ciò che penso è brutto da dire ma credo che l’arte, in tutti questi anni, dalle pitture rupestri, da quando l’uomo non era nemmeno così sviluppato intellettualmente, ha già detto tutto quello che voleva dire.

Quello che noi possiamo fare è prendere sprazzi qua e là di un certo tipo di genialità che si trova nell’arte e cercare di metterli al passo con i tempi. Quella è la sfida più grande. Per me l’Iliade e l’Odissea, tutto ciò che è stato detto dai greci, certe cose addirittura moderne, hanno detto tutto, e niente. Io credo che anche il cinema abbia detto quasi tutto. L’arte ha espresso talmente tanto sotto tutti gli ambiti che ha esaurito ciò che può dire.

Noi siamo in questa situazione in cui siamo a confronto con grandi artisti del passato, che non riusciamo a replicare, e possiamo solo portare la nostra opinione. Magari mi sbaglio, magari ci sarà un nuovo ciclo dell’arte che sconvolgerà tutto e cambierà le cose, ci saranno nuovi geni della letteratura, nuovi Leopardi, Dalì e Kubrik.

Però mi sembra che lo standard sia basso e vedo che le persone si disinteressano all’arte, che hanno priorità diverse nella vita. Non viviamo nell’epoca d’oro dell’arte, non viviamo di pittori, di artisti, non ci sono nemmeno più movimenti artistici nel mondo. Finché non c’è il movimento, che fa la forza in un certo senso, con tanti artisti che fanno qualcosa, rimane un punto di domanda. Io sono pessimista e dico che secondo me non ci sarà un grande sviluppo dell’arte e rimarremo a parlare sempre di Picasso, Foscolo e “Taxi Driver” di Scorsese.

Noi cercheremo di inserirci in un certo modo, provando a fare qualcosa.