Dal mito fondativo della cultura occidentale al biopic musicale più delicato degli ultimi anni, passando per il ritorno dei grandi franchise e per riletture radicali dei classici letterari: il 2026 si annuncia come un anno chiave per il cinema internazionale. Un anno di passaggio, ma anche di rilancio, in cui l’industria tenta di ritrovare centralità della sala e, allo stesso tempo, gli autori cercano nuove forme per raccontare memoria, identità e potere.
Tra cinema d’autore, kolossal ambiziosi e operazioni ad alto rischio produttivo, ecco una mappa ragionata dei film più attesi del 2026, tra scommessa artistica e necessità industriale.
Hamnet, il lutto come origine della creazione
Con Hamnet, Chloé Zhao affronta il romanzo di Maggie O’Farrell evitando qualsiasi forma di biopic tradizionale. Al centro non c’è Shakespeare, ma il dolore privato per la perdita del figlio undicenne, osservato soprattutto attraverso lo sguardo della madre, interpretata da Jessie Buckley, con Paul Mescal in una posizione volutamente defilata.
La regia lavora per sottrazione: natura, corpi, tempo. Il dolore non viene spiegato ma attraversato, trasformando l’esperienza individuale in materia universale. Un film che promette di essere uno dei titoli più intimi e sensoriali dell’anno.
Odissea, Nolan e il ritorno del mito al cinema
Con Odissea, Christopher Nolan affronta uno dei testi fondativi del racconto occidentale. Girato in IMAX e quasi interamente in location reali, il film rifiuta l’estetica digitale dominante per puntare su un cinema fisico e immersivo.
Matt Damon è Odisseo, affiancato da Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya e Charlize Theron. Non solo un viaggio geografico, ma un percorso morale sul ritorno, sulla responsabilità e sul peso della memoria. In uscita il 16 luglio 2026.
Dune: parte tre, il potere dopo il mito
Con Dune: Parte Tre, Denis Villeneuve chiude la sua trilogia spostando il baricentro narrativo: non più l’ascesa dell’eroe, ma le conseguenze del potere assoluto.
Paul Atreides, interpretato da Timothée Chalamet, è ormai imperatore e prigioniero del proprio mito. Un capitolo che promette un tono più politico e disilluso, confermando la saga come uno dei rari esempi di blockbuster capaci di dialogare con il cinema d’autore. In uscita in autunno.
Sirat, il cinema come esperienza sensoriale
Sirat di Oliver Laxe è un viaggio nel deserto marocchino che rifiuta la narrazione tradizionale. Premiato a Cannes, il film procede per immersioni sensoriali: musica elettronica, silenzi, trance collettive.
Il paesaggio diventa una forza attiva che mette alla prova i corpi e smaschera le fragilità. Più che raccontare, Sirat chiede allo spettatore di attraversare.
Avengers: Doomsday, la Marvel tenta il rilancio
Con Avengers: Doomsday, i Marvel Studios tentano di ricompattare un universo narrativo disperso. Tornano alla regia i fratelli Russo e Robert Downey Jr. rientra in un ruolo centrale, questa volta antagonista.
Il progetto punta dichiaratamente sulla memoria emotiva del pubblico e sul ritorno della sala come evento condiviso. Uscita prevista per il 16 dicembre.
Michael, il biopic più delicato
Michael è il biopic ufficiale dedicato a Michael Jackson, diretto da Antoine Fuqua e scritto da John Logan. La scelta di Jaafar Jackson, nipote dell’artista, punta sulla continuità fisica e performativa più che sull’imitazione.
Con accesso completo al catalogo musicale originale, il film si muove su un terreno complesso: raccontare il mito senza eludere le zone d’ombra.
Cime tempestose, una rilettura senza romanticismi
Il nuovo Cime tempestose di Emerald Fennell affronta il romanzo di Emily Brontë eliminando ogni idealizzazione romantica. Margot Robbie è Catherine Earnshaw, Jacob Elordi Heathcliff.
Una messa in scena fisica, aspra, in cui il desiderio è distruttivo e le brughiere diventano uno spazio mentale. Una delle operazioni più radicali dell’anno.
Il diavolo veste Prada 2, la moda nell’era digitale
Con Il diavolo veste Prada 2, il sequel aggiorna il mondo della moda e dell’editoria alla crisi del presente. Tornano Meryl Streep, Emily Blunt e Anne Hathaway.
Più che nostalgia, il film promette uno sguardo sul declino della carta stampata e sulla trasformazione dell’autorità culturale.
Un anno di transizione per il cinema
Il 2026 si profila come un crocevia decisivo: tra la necessità industriale di riportare il pubblico in sala e il bisogno artistico di ridefinire il senso del racconto cinematografico. Dai miti classici alle icone pop, dai franchise in cerca di legittimazione alle riletture più spietate dei testi fondativi, il cinema sembra tornare a interrogarsi su sé stesso. E forse è proprio questo il segnale più incoraggiante.

