Il mestiere

Lavoro importantissimo nel cinema del passato, il suo ruolo sta piano piano perdendosi. Il fotografo immortalava scene dei film ma anche dietro alle quinte o dei registi stessi durante il girato. I più bravi riuscivano a creare delle composizioni in ogni foto, rendendo lo scatto una scena a sé, oltre che parte del film. Erano foto di documentazione, di repertorio, che ancora oggi sono disponibili per importanti film e testimoniano il progetto. Il lavoro primario era quello di pubblicizzare il film ma quello secondario, più profondo e che sta andando perdendosi, è un altro. Scattare ogni giorno, nei momenti di pausa e più intimi, immortalava il film in una differente prospettiva, tenendo traccia di tutto ciò che non emerge dalla pellicola.

È un lavoro complesso a livello di tecnica: le luci sono impostate per il girato e per dare la migliore visibilità al pubblico dietro la macchina da presa. Il fotografo deve lavorare molto su ciò che ha davanti per arrivare ad avere un ottimo scatto.

Attualità

Ora le foto possono essere fatte da tutti tramite i cellulari ed è proprio ciò che accade nei set dei film. La documentazione diventa ricordo personale e il fotografo professionista non è più un elemento imprescindibile. Ovviamente i lavoratori in questo campo sono anche esperti di fotografia, ma non sono fotografi di scena: le loro foto non saranno mai composizioni a sé come nel passato. I maestri di questo mestiere rappresentavano nello scatto una storia, l’emotività e l’espressione. Ciò avveniva con i divi dietro le quinte ma anche con i lavoratori indaffarati: scattando mettevano tutte le storie sullo stesso piano.

Al giorno d’oggi il fotografo di scena è presente sui set una volta al giorno se va bene, una volta in tutto il set nel resto dei casi.

Un esempio: Ugo Mulas

Fotografo di scena ma anche ritrattista di molti artisti, Ugo Mulas comincia il suo lavoro da fotografo nel 1954. In quell’anno realizza un reportage della Biennale di Venezia e il suo temperamento artistico emergerà dal servizio. Il campo della moda e della pubblicità lo assorbiranno nella sua crescente fama, ma la sua indole per l’arte e per la raffigurazione della persona rimarranno centrali nei suoi scatti. A differenza di Philippe Antonello che si occupa principalmente di cinema, Mulas si occupa di teatro, collaborando più volte con il Piccolo di Milano. L’altra sua passione sono gli artisti: si recherà a New York più volte e creerà delle rappresentazioni fotografiche per gli “Ossi” di Montale.