Daniele Mencarelli è un poeta e scrittore romano. Molti dei suoi libri sono stati pubblicati da Mondadori. La sua importanza nel panorama culturale italiano è indiscussa, sia per i temi che tratta, sia per il pubblico che riesce a raggiungere.

Cinema e letteratura

L. L. Cinema e letteratura sono complementari o sostitutivi?

D. M. Sono complementari, più che sostitutivi, nella misura in cui si rispettino i distinti registri linguistici, nel senso che hanno delle direttrici, dei movimenti e dei meccanismi che chiedono approcci diversi. Io faccio sempre questo esempio banale, ma secondo me dà l’idea della differenza tra i due linguaggi. Uno scrittore può riempire un libro, o comunque tante pagine, raccontando il silenzio di sei commensali attorno a un tavolo, entrando in quella zona descrittiva che l’immagine non ha. Quindi si può raccontare il silenzio in letteratura e farlo in maniera eccezionale. Nel linguaggio cinematografico quel silenzio va reso in un’altra maniera, perché evidentemente non può parlare come nella parola scritta.

Però sono, appunto, complementari, perché? Perché io credo che il linguaggio scritto raggiunga delle vette che il linguaggio visivo non riesce a toccare e viceversa, penso soprattutto all’aspetto visivo che non può raggiungere la letteratura.

Libri e film

L. L. Quanto è importante per uno scrittore che i suoi libri diventino dei film?

D. M. Questa è una domanda che richiede una premessa che è contestualizzata in questo momento storico, per me questa riflessione vale per tutto: noi viviamo dentro un’epoca. Oggi sono visti in maniera obliqua, in tralice, quegli autori di letteratura che poi danno vita ad adattamenti. C’è questo limite che è diventato tutto tranne che un complimento: “Quel libro sembra una sceneggiatura”. In effetti è, se vogliamo, una diminutio rispetto al gesto letterario.

C’è un equivoco di fondo, però.

Il libro che diventa adattamento lo diventa non perché sia una sceneggiatura in termini formali, ma, dal mio punto di vista, perché offre una visione rispetto a determinati temi, rispetto a determinati fenomeni, soprattutto per tutto quello che riguarda i temi dell’esistenza, perché offre in un dato momento storico una visione particolare che qualcun altro, nel caso specifico un regista e tutte le figure che poi intervengono nel lavoro d’adattamento, trova in quel testo non una sceneggiatura già scritta, ma un momento letterario che può diventare un’opera cinematografica. C’è una differenza di fondo sostanziale che è alla base, non della scrittura in quanto simile alla sceneggiatura, ma della scrittura e dell’opera letteraria come visione di qualcosa che un regista o uno sceneggiatore sente di poter far sua e di voler adattare.