Rami Secchi

L.L. È una visione molto interessante, penso ci siano pochissimi registi partiti da scelte del genere. “Rami secchi”, che sta facendo il giro dei festival, ha proprio un taglio diverso. mi sembra rifletta sulla giovinezza e sul tempo della vita. Quale era il tuo messaggio?

F.P. Sì, è questo sicuramente il tema principale, il crescere. Il crescere sia dal punto di vista di un giovane, quindi il diventare adulti o comunque in quella fase in cui non si sa bene se si è ancora adulti oppure no, quindi intorno ai 18-19 anni. È un’età in cui non si è effettivamente adulti, però la società ti sta dicendo: “Guarda che stai iniziando a diventare grande, quindi devi fare scelte più ponderate, da persona matura e quant’altro”. Sia il crescere dal punto di vista di un anziano che la vita la ha, ormai, passata tutta quanta, già ha visto tutto quello che doveva vedere e magari si va a chiedere se è abbastanza e se farla finita sia la cosa giusta. Anche lì, però, in realtà ho voluto inserire questa cosa dello sguardo un po’ alla “mio nonno Vittorio” nel momento in cui passano la giornata insieme. Tutto quello spezzone un pochettino onirico dove c’è la musica al pianoforte sono tutte quante soggettive di Vittorio, teoricamente, che è il taglialegna. Infatti gli ho dato lo stesso nome di mio nonno. Anche di carattere l’ho basato su mio nonno e quant’altro. Quando sono andato a fare quelle inquadrature un pochettino mosse e un po’ a rallenty, ho comunque preso ispirazione da quei video di repertorio. È come se fossero i video di repertorio della mente del taglialegna. Proprio tornando a quelle inquadrature che aveva fatto con la sua videocamera, io mi sono visto lui che guarda me crescere.

Quindi sì, a me piace parlare di una crescita. È uno dei temi attorno al quale girano la maggior parte dei miei progetti. Infatti in “F P” si parla di io che cresco, che nasco, che devo trovare me stesso. Anche in “C’è tempo” parlo con mio padre, e gli chiedo di lui: di come è cresciuto, di come erano i miei nonni con lui… sto parlando con lui, ma è come se stessi chiedendo consigli a mio padre su come crescere, su come, eventualmente, diventare genitore e quant’altro. E poi in “Rami secchi” è proprio il tema centrale, come dicevamo.

Progetti futuri

L.L. In futuro hai ancora progetti su questo tema o hai progetti diversi? Volevo chiederti, anche, se pensi di fare anche qualche lungometraggio o se pensi di rimanere sui corti?

F.P. Assolutamente. Ho tante storie attorno a questo tema perché per me è una cosa importante di cui si parla poco in questo momento: il fatto che la società chieda ai ragazzi di crescere troppo in fretta, ma veramente troppo in fretta.

Ovviamente io ti parlo di ragazzi italiani, nello specifico. Siamo fortunati perché viviamo in un posto privilegiato perché abbiamo molte leggi che ci tutelano e non c’è la guerra, fortunatamente. Nei luoghi dove queste cose, come le leggi che ci tutelano, non ci sono, oppure dove c’è la guerra, ai ragazzi è chiesto di crescere ancora più velocemente.

Ho una cosa collegata ai lungometraggi.

Mischio un pochettino le due domande. Assolutamente sì, voglio fare lungometraggi, non solo perché io più che un regista mi reputo, nell’accezione positiva, un cantastorie, ma anche perché non mi piace fermarmi a un linguaggio. Quindi non mi fermerò con il cinema. A me piace esplorare tutti quanti i linguaggi della narrazione. Preferisco scrivere qualcosa, e poi è la storia stessa che mi dice come dovrebbe essere narrata. Spesso, per me, ci si focalizza troppo sul linguaggio e si narra tutto quanto con quel medium, oppure si adatta troppo, ultimamente. A volte le storie dovrebbero rimanere all’interno di un medium, a volte no.

Faccio giochi da tavola, faccio animazione, che è comunque linguaggio cinematografico, mi piacerebbe fare fumetti, serie, film e quant’altro, insomma, mi piacerebbe fare tutte queste cose qua.

L.L. Libri?

F.P. Anche. E videogiochi. Un po’ di tutto.

Poi dipende ovviamente dalla storia, ripeto. Se non scriverò mai una storia che mi viene a dire: “Guarda, sono adatta per questo linguaggio”, allora quel linguaggio non lo utilizzerò mai.