Medium
L.L. Un po’ il contrario di quello che si fa attualmente. Nel senso, c’è la professione e il professionista si inventa una storia e il medium è per forza quello della sua professione.
F.P. Io, invece, non sono d’accordo con questa cosa. Ha senso parlando più di cose reali, ad esempio l’economia. Lì, una persona diventa un professionista in quel campo e poi può essere riconosciuto come tale e ottiene più credibilità, diciamo così.
Io mi reputo una persona estremamente curiosa.
Quindi quando, per esempio, ho pensato all’animazione, che già era una cosa molto vicina al cinema dal vivo, perché ovviamente è sempre cinema, solamente che è proprio il linguaggio diverso, ho detto: “Cavolo, devo imparare ad animare, adesso, devo imparare a disegnare, devo imparare a fare tante cose.”.
Io non so disegnare, tuttora, sto imparando, però ho detto: “Ok, passiamo da altre strade: non so disegnare, esiste anche l’animazione in 3D.”. Quindi ho imparato a modellare, ho imparato ad animare in 3D, a creare le scene 3D e quant’altro, ormai, diciamo, che ci so lavorare abbastanza bene con queste cose.
Poi, tra l’altro, sto sviluppando due giochi da tavolo sugli Etruschi, perché io sono viterbese e ho tanto a cuore gli Etruschi, perché per me sono una civiltà che è stata un po’ dimenticata, soprattutto in Italia, quando è una delle civiltà più antiche della storia, sono venuti prima dei Romani e quant’altro. Sono stati trattati pochissimo nella storia della narrativa, in generale. Quindi ho dovuto dire: “Devo imparare a sviluppare un gioco sensato, devo imparare anche a fare la grafica delle carte. Fortunatamente avevo una base di grafica, quindi ci sono riuscito, e quant’altro.”.
Quindi mi piace fare tutte queste cose qua, il craft.
Il futuro del cinema
L.L. Qual è il futuro del cinema italiano a livello di regia? Sia come nomi che come linee guida.
F.P. Ho visto “Patagonia” di Simone Bozzelli, che ha intorno ai 30 anni, e mi è piaciuto molto. Ha un occhio incredibile e anche la storia che ha raccontato mi è piaciuta veramente tanto. L’ho sentito anche parlare dal vivo a un evento, il “Fr*cinema” (una specie di contest organizzato dal Troisi), mi è piaciuto proprio come lavora, come ragiona. Quindi per me lui potrebbe essere uno dei registi del futuro.
Ovviamente, è da prendere con le pinze questa considerazione perché ci sono sicuramente tantissimi altri giovani in Italia che magari non hanno avuto la fortuna di Simone di girare un film che valgono tantissimo.
A livello di temi non ti saprei dire, perché per me il cinema sicuramente segue delle tendenze, molto spesso, e quindi se c’è qualcosa che è di successo poi si segue quella linea là e si va avanti. Però sono un illuso e mi piace pensare che i temi saranno liberi. Quindi che la tematica del futuro sarà che si potrà premiare qualsiasi tema perché l’importante sarà come viene narrato e tutto quello che ci sta dietro.

