Dopo sei stagioni di culto, la saga creata da Steven Knight torna con un film evento: un racconto di guerra, potere e resa dei conti che riporta al centro il destino del suo personaggio più iconico
«Che fine ha fatto Tommy Shelby, il re degli zingari?». È da questa domanda, semplice e potentissima, che riparte Peaky Blinders nel suo nuovo capitolo cinematografico. Dopo aver segnato un’epoca della serialità contemporanea, la storia della famiglia Shelby e della gang di Birmingham torna sotto forma di film con Peaky Blinders: The immortal man, disponibile su Netflix dal 20 marzo. Un ritorno attesissimo, che promette di chiudere – o forse rilanciare – il destino di uno dei personaggi più affascinanti della televisione degli ultimi anni.
Dal mito seriale al film evento
Creata da Steven Knight, Peaky Blinders ha raccontato per quasi un decennio l’ascesa criminale e politica di una famiglia di gangster ispirata a una vera banda attiva tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Ambientata inizialmente nella Birmingham del primo dopoguerra, la serie ha saputo fondere racconto storico, tragedia shakespeariana e immaginario pop, diventando un fenomeno globale anche grazie a una fortissima identità visiva e musicale, marchiata dall’inconfondibile Red Right Hand di Nick Cave & The Bad Seeds.
Con The immortal man, Knight compie un passo ulteriore: trasforma il racconto seriale in un’opera cinematografica, mantenendo però intatta la densità narrativa e simbolica che ha reso la serie un cult.
Birmingham, 1940: Tommy Shelby di fronte alla guerra
Il film è ambientato nel 1940, in una Birmingham segnata dal caos della Seconda guerra mondiale. Tommy Shelby, dopo un esilio autoimposto, è costretto a tornare. Il mondo è cambiato, il conflitto globale incombe e il passato bussa con violenza alla porta. Il futuro della sua famiglia e quello del Paese si intrecciano in una resa dei conti che non è solo criminale o politica, ma profondamente interiore.
«Non sono più quell’uomo. Non più». È una frase che risuona come una dichiarazione di poetica: The immortal manpromette di raccontare un Tommy Shelby invecchiato, provato, scarnificato, chiamato a fare i conti con i propri demoni e con l’eredità che ha costruito. Affrontarla o distruggerla: non sembrano esserci altre vie. Per ordine dei Peaky Blinders.
Il ritorno di Cillian Murphy e un cast di peso
A vestire nuovamente i panni di Tommy Shelby è Cillian Murphy, qui non solo protagonista ma anche produttore del film. Un ritorno che ha il sapore della continuità e della chiusura, soprattutto dopo il percorso artistico dell’attore, culminato con il riconoscimento dell’Oscar.
La regia è affidata a Tom Harper, già noto per il suo lavoro su War & Peace e Wild Rose, mentre il cast si arricchisce di nomi di primo piano: Rebecca Ferguson, Tim Roth, Sophie Rundle, Barry Keoghan e Stephen Graham. Un ensemble che lascia intuire un racconto corale, dove il destino individuale di Tommy si riflette in quello collettivo.
Non una fine, ma un nuovo inizio?
The immortal man non rappresenta necessariamente la parola fine dell’universo Peaky Blinders. Dopo il film, sono infatti in sviluppo nuovi progetti seriali per Netflix e BBC: due serie, ciascuna composta da sei episodi da 60 minuti, che seguiranno gli eventi del film. Le riprese sono previste ai Digbeth Loc. Studios di Birmingham, a conferma di un legame fortissimo con il territorio e l’identità originaria del racconto.
Più che una semplice operazione nostalgia, il film appare come un ponte narrativo, capace di rilanciare il mondo dei Peaky Blinders in una nuova fase storica e simbolica.
L’eredità di Tommy Shelby
La vera domanda, allora, non è solo che fine abbia fatto Tommy Shelby, ma che cosa rappresenta oggi. In un mondo in guerra, segnato da ideologie estreme e da un potere sempre più ambiguo, Shelby diventa il riflesso di un’epoca che non riesce a lasciarsi alle spalle la violenza che l’ha generata. The immortal man sembra voler raccontare proprio questo: l’impossibilità di sfuggire davvero al proprio mito.

