Radio Solaire MilanoRadio Solaire Milano

Il documentario di Federico Bacci e Francesco Eppesteingher arriva per la prima volta a Milano, raccontando l’uomo che ha acceso oltre 500 radio rurali in Africa.

Dal Sahel a Livorno, passando per l’eredità umana di un tecnico autodidatta che ha cambiato la storia della comunicazione comunitaria: l’intervista a Francesco Eppesteingher alla vigilia della proiezione del film al Cinema Beltrade.

«La radio non è mai solo un segnale: è un filo che tiene insieme le comunità, anche quelle che non sanno ancora di esserlo»

La storia di Radio Solaire è una di quelle che sembrano leggenda, e invece sono pura realtà. Un racconto che attraversa quarant’anni di Africa occidentale e che oggi approda per la prima volta a Milano. Il documentario di Federico Bacci e Francesco Eppesteingher, dedicato al lavoro del bolognese Giorgio Lolli, arriva al Cinema Beltrade l’11 dicembre alle 21.30, accompagnato da un talk con Sara Zambotti di RaiRadio2.

Lolli, ex operaio e sindacalista, tecnico autodidatta delle radio libere, ha installato oltre 500 radio rurali in Africa, diventando un punto di riferimento per migliaia di giovani, attivisti e professionisti delle telecomunicazioni. Con le sue tecnologie a basso costo ha trasformato l’informazione in uno strumento di libertà, creando legami tra villaggi, culture e generazioni. Oggi il suo percorso torna sotto forma cinematografica, ricco di testimonianze, materiali d’archivio e un viaggio simbolico che lega Sahel e Italia.


Intervista a Francesco Eppesteingher

Radio Solaire racconta una storia enorme e poco conosciuta in Italia. Quando avete iniziato il documentario, cos’è vi ha fatto capire che meritava un racconto cinematografico?

«La genesi del documentario è stata particolare. All’inizio volevamo raccontare il ruolo delle radio rurali in Africa, fondamentali per collegare villaggi lontani e fornire informazioni concrete ai contadini: prezzi del cotone, meteo, avvisi utili alla vita quotidiana. Poi abbiamo conosciuto Giorgio e capito che la storia era molto più ampia. È stato lui a portare una tecnologia accessibile in Paesi come Senegal, Mali, Burkina Faso, Togo e Niger. Dopo la sua morte, nel 2023, durante il funerale si sono create connessioni preziose, tra cui quella con sua moglie, Marzia, che aveva acquistato un trasmettitore legato all’ultimo desiderio di Giorgio: installare una radio per i migranti tra Mali, Senegal e Mauritania. L’abbiamo portato noi e quel viaggio ha cambiato il film. Un ex ministro della Cultura senegalese lo definiva “il Messia della radio”: prima di lui non c’erano radio private, poi centinaia. In quel momento abbiamo compreso davvero la portata della sua opera.»


Radio Solaire Milano
Radio Solaire Milano

Lolli ha installato più di 500 radio rurali in Africa. Qual è stato l’impatto più profondo di queste emittenti sulle comunità locali?

«In Africa la radio ha un valore completamente diverso. Esistono radio statali, commerciali e comunitarie, e queste ultime sono una vera istituzione: un luogo fisico dove la comunità si incontra, lavora, si riconosce. Non informano soltanto: tengono insieme le persone, creano identità, generano partecipazione. Ogni radio diventa un presidio sociale.»


Radio Solaire Milano
Radio Solaire Milano

Il film è un Green Film e valorizza tecnologie sostenibili. Quanto è attuale oggi questo modello di comunicazione “accessibile” anche in Europa?

«Saremmo noi a dover imparare dall’Africa. Negli anni ’70 con le radio libere esisteva un modello comunitario che poi è cambiato con la vendita delle frequenze e il predominio del mercato. Giorgio aveva un progetto visionario: limitare la potenza dei trasmettitori per favorire la nascita di molte piccole radio che potessero convivere. Più potenza significa più costi e più interferenze. In diversi Paesi questa visione ha funzionato e continua a funzionare.»


Radio Solaire Milano
Radio Solaire Milano

Nel finale tornate in Italia con Radio Solaire Livorno. Come si inserisce questa esperienza nel ponte simbolico tra Africa e Italia?

«Livorno è stata un’esperienza speciale. Noi amavamo la radio, ma non conoscevamo davvero ciò che sta dietro. Con Giorgio abbiamo capito che è tutto più semplice e accessibile di quanto si creda. Abbiamo realizzato una radio pirata che ha trasmesso per un giorno e ha riunito una piazza multietnica attorno al microfono. È stata l’ultima radio costruita da Giorgio, e ci hanno chiesto di lasciare trasmettitore e antenna perché se ne sentiva il bisogno. Oggi serve più radio aperta, meno filtri. Non è la professionalità “alla nostra maniera” a fare la differenza: è la possibilità di creare dibattito, di dare voce a chi non ce l’ha.»

Radio Solaire Milano
Radio Solaire Milano