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Il 5 ottobre ho visto in anteprima il film The Social – Il Prezzo della Verità, diretto da Aaron Sorkin. Il film, sequel di The Social Network, parla di una ragazza di nome Frances, interpretata da Mikey Madison, che lavora come ingegnere informatica presso Facebook. Ella è stufa delle pratiche interne dell’azienda, la quale nasconde oscuri segreti nei suoi algoritmi, dunque collabora con il giornalista investigativo Jeff, interpretato da Jeremy Allen White, per smascherare Zuckerberg, interpretato da Jeremy Strong.

Punti di forza

Il film funziona alla perfezione; ottima l’idea di dividerlo in atti, con tanto di un prologo, in modo da dare ancora di più l’idea di una vera inchiesta giornalistica. Riesce ad analizzare tutti i problemi del colosso di Zuckerberg e fa vedere gli effetti che questi problemi avevano non solo sui protagonisti, ma anche sui personaggi secondari e, più in generale, su tutto il mondo. Sebbene abbia un tono molto serio, visto l’argomento che affronta, non manca anche una dose di sana ironia, specialmente tra i due protagonisti, che permette di stemperare la tensione e di renderli più apprezzabili dal pubblico.

La regia e la scrittura sono ottime, infatti ciò ha permesso ad una storia d’attualità importante come quella trattata di essere raccontata senza annoiare, bensì tenendo addirittura sulle spine. La recitazione è eccellente, un plauso a Madison e White che riescono a rappresentare i protagonisti in maniera umana, senza snaturarli o renderli caricature di loro stessi; menzione d’onore anche a Strong, che interpreta magistralmente Zuckerberg, a tutti gli effetti l’antagonista del film.

Punti di debolezza

Se devo trovare un ago nel pagliaio, per la prima metà del film ho trovato che Zuckerberg, nonostante la già citata brillante interpretazione di Strong, fosse rappresentato in maniera troppo dispotica, sembrando quasi un dittatore all’interno di Facebook, cosa che ho personalmente trovato esagerata. Tuttavia nella seconda metà viene data più umanità all’imprenditore, anche tramite un ottimo discorso sulla libertà di parola e sul parallelismo tra Facebook e la pubblica piazza che dà quasi l’illusione che il suo punto di vista sia valido, salvo poi tornare convinti su chi abbia ragione nel finale.

Conclusione

In conclusione ho apprezzato molto il lavoro di Sorkin: il film riesce perfettamente nell’intento, raccontando uno scandalo di cui si è parlato troppo poco e colpendo la multinazionale al punto giusto. Tralasciando la cronaca, è anche un’ottima visione anche semplicemente per intrattenimento; la storia si fa seguire, accompagnata, come già detto, da un’ottima regia e ottime interpretazioni, dunque la visione è senza dubbio consigliata.