L. L. Hai qualcosa di nuovo di cui vuoi parlarmi?
S. R. Con un altro regista che è Antonino Giannotta, anche lui fa contenuti social, abbiamo fatto questo cortometraggio in Calabria, che si chiama Homo homini lupus. Praticamente è un cortometraggio che parte come una commedia, anche questo ironico, e poi diventa molto più serio. Anche questo riprende un po’ il concetto di Gesù. Nel senso, qui il concetto è l’uomo, come dice il titolo in latino, l’uomo è un lupo per l’uomo: noi viviamo in una civiltà in cui stiamo cercando di reprimere l’aggressività e il dolore, come tante altre emozioni, e ci sono due spunti principali.
Lo spunto numero uno è che il primo uomo nato, e si ritorna alla religione, è stato Caino e ha ucciso suo fratello. Cioè, il primo uomo nato per un’invidia ha ucciso la persona più vicina che aveva. E poi da Caino c’è stata la discendenza, no? E questo è il primo spunto, diciamo, più filosofico-religioso. Quindi l’uomo dentro di sé è assassino.
L’altro spunto era che, appunto, noi viviamo in una società dove si cerca tantissimo di reprimere gli istinti primordiali, come la violenza, di reprimere l’istinto, però non li reprimi, li nascondi, e poi sfociano ancora più forti: ormai qualsiasi manifestazione che c’è, di qualsiasi tipo, sfocia in violenza. Perché stiamo tutti reprimendo questa cosa, non stiamo permettendo a noi stessi che siamo violenti.
Questo è più uno spunto storico, l’essere umano, diciamo, dal Neanderthal in poi, esiste da 80.000 anni. La prima forma di scrittura, quindi il primo momento di civiltà dell’essere umano è di 8.000 anni fa. Ciò vuol dire che ci sono 70.000 anni, più o meno, geneticamente nel nostro corpo proprio di primitivi, di primordiali. E noi ci stiamo comportando come se fossimo la l’evoluzione finale, come se fossimo i raffinati, ma noi abbiamo nel nostro DNA 8.000 anni di scrittura e 70.000 di gente che si ammazzava. Però noi quella cosa la reprimiamo perché siamo più forti, non siamo violenti, non siamo così, non siamo cosà, e invece si vede tutto l’opposto.
Il corto, appunto, parla proprio di questo, del fatto che l’uomo è una bestia, e che, senza dirti niente, se io mi dovessi trovare a combattere con te tutte le sovrastrutture che noi ci siamo creati in questi 8.000 anni spariscono, perché tu sei una bestia: Luca è una bestia contro Stefano che è una bestia, perché io ho un coltello, tu hai il coltello e uno di noi due deve morire, e l’altro sopravvive.
Quindi la storia, per farvela breve, è su due omosessuali, calabresi, che si ritroveranno in una situazione insieme, ma un gay, quando combatte per la vita, non combatte come un gay, quella sovrastruttura sparisce., un calabrese non combatte come un calabrese, una donna non combatte come una donna. Come dice appunto il titolo, è un lupo per l’uomo, cioè, è violento dentro. E quindi la violenza non può sparire dalla nostra società, come non può sparire dall’uomo.
E questo è quello immediato che uscirà.
Poi adesso sono in scrittura di altri. Uno di questi altri praticamente lo racconterò su YouTube con una serie ed è praticamente un corto con un pupazzo gigante, sostanzialmente. Ci sarà una persona e un pupazzo gigante.
Poi ne sono in scrittura di un corto su una ragazza di OnlyFans, che, se riusciamo, uscirà quest’estate, e uno su Hitler. Si chiama My Personal Hitler, che però è molto grosso, quindi ci vorrà tempo di preproduzione.
E poi, è una cosa che ti dico un po’ campata all’aria, nel senso che non c’è nulla di ufficiale. Sono in contatto con un regista americano con cui ci piacerebbe fare un film in Calabria, un film horror in Calabria, e quindi dovrò girare sostanzialmente l’inizio di questo film, che sono 2 minuti, come pitch, come presentazione per dei produttori, per vedere se li convince.
Poi, ti dico, di corti ne voglio fare ancora tanti in poco tempo, perché poi devo passare a un film prima o poi, però quelli principali su cui su cui punterò adesso sono questi.
