A volte non serve un evento straordinario per mettere in crisi una famiglia.
Basta che la vita cambi ritmo e che le vecchie abitudini smettano di funzionare. È da questa idea che parte Una storia, il film con cui Anna Foglietta debutta alla regia. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, il film osserva una coppia comune alle prese con una domanda difficile: cosa resta di un amore quando i figli crescono e la quotidianità cambia?
Erika e Mauro vivono in provincia e conducono una vita fatta di lavoro, impegni e piccoli rituali. Lei lavora come cassiera, mentre lui fa l’elettricista nell’azienda del padre. La loro esistenza sembra stabile, ma nasconde insoddisfazioni che nessuno dei due ha mai affrontato davvero.
Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa perde improvvisamente il suo centro. I due coniugi devono imparare a vivere di nuovo insieme, senza la presenza costante della figlia. Quello che sembra un semplice cambiamento familiare apre una crisi più profonda. Erika e Mauro si ritrovano davanti a desideri dimenticati, vecchie ferite e una domanda che forse hanno evitato per anni: si conoscono ancora davvero?
Erika e Mauro, due persone che devono ritrovarsi
Il cuore di ‘Una storia’ sta nei suoi protagonisti. Alba Rohrwacher interpreta Erika con una sensibilità trattenuta, fatta di sguardi, silenzi e piccoli gesti. Erika ha costruito la propria identità prendendosi cura degli altri. La famiglia, la casa e le incombenze quotidiane hanno occupato gran parte del suo tempo. Quando la figlia parte, però, questa routine perde significato.
La donna non sa più bene quale posto occupare nella propria vita. La sua crisi nasce proprio da qui: dopo anni dedicati agli altri, deve capire chi sia al di fuori del ruolo di madre e moglie. Rohrwacher rende questa fragilità senza cercare facili effetti drammatici. Il suo personaggio comunica soprattutto attraverso le pause e i momenti in cui sembra incapace di trovare le parole giuste.
Guido Caprino interpreta Mauro, un uomo che affronta il cambiamento in modo diverso. Quando avverte il vuoto, cerca di riempirlo con attività e impegni. Vorrebbe risolvere ogni problema con la stessa concretezza che usa nel lavoro.
Dietro questo atteggiamento, però, si nasconde una fragilità che Mauro fatica ad ammettere. Il rapporto con il padre autoritario ha influenzato il suo modo di vivere le emozioni. Per lui, mostrare debolezza significa spesso perdere il controllo. Il contrasto tra i due rende il racconto interessante. Erika si sente soffocata da una vita che non le lascia spazio, mentre Mauro cerca sicurezza nelle abitudini e nelle soluzioni pratiche.

Nessuno dei due ha completamente ragione o torto. Entrambi devono imparare a riconoscere i propri limiti e ad ascoltare l’altro senza dare per scontato ciò che li unisce. Anche Irene, la figlia che lascia casa per studiare, svolge un ruolo fondamentale. La sua partenza non rappresenta soltanto un passaggio verso l’indipendenza. Diventa lo specchio di una coppia che deve trovare un nuovo equilibrio.
La regia di Anna Foglietta: il peso delle piccole cose
Con questo esordio, Anna Foglietta sceglie una strada lontana dal melodramma tradizionale. Non cerca grandi litigi o svolte spettacolari. Preferisce osservare i personaggi nei gesti più semplici della vita quotidiana. La macchina da presa si sofferma sui volti, sugli spazi domestici e sui momenti di silenzio. Anche una stanza vuota o un’abitudine ripetuta possono raccontare qualcosa che i personaggi non riescono a esprimere. La fotografia di Andrea Benjamin Manenti accompagna questa scelta con immagini curate e atmosfere spesso spente. Gli ambienti sembrano riflettere la condizione emotiva della coppia, mentre le inquadrature statiche rallentano il racconto.
Il risultato ha una sua coerenza. Foglietta in ‘Una storia’ vuole mostrare persone comuni, lontane dai modelli perfetti che spesso dominano il cinema. Il suo sguardo cerca le contraddizioni e le piccole crepe che attraversano anche le relazioni più solide. Questa attenzione alla forma, però, presenta qualche limite. In alcuni momenti, la ricerca estetica prende troppo spazio e rende le scene meno spontanee. Il film sembra talvolta voler sottolineare ogni emozione, invece di lasciare che nasca naturalmente. Il ritmo lento richiede inoltre pazienza. Chi ama i racconti ricchi di azione potrebbe trovare alcune sequenze ripetitive. Chi apprezza il cinema intimista, invece, può trovare valore proprio in queste attese.
Una crisi di coppia che parla a tutti
Il pregio maggiore di Una storia consiste nella sua capacità di raccontare un problema riconoscibile. Quando i figli crescono, i genitori devono ridefinire il proprio ruolo e recuperare una parte di sé spesso trascurata. Ma il film non parla soltanto della famiglia. Parla anche del tempo che passa, dei desideri messi da parte e delle occasioni che non abbiamo avuto il coraggio di cogliere.
Erika e Mauro devono capire se il loro rapporto poggia ancora su qualcosa di autentico o soltanto su una lunga serie di abitudini. La loro crisi non nasce necessariamente dalla fine dell’amore. Nasce anche dalla difficoltà di riconoscersi dopo tanti anni trascorsi insieme.
È una prospettiva interessante, perché evita di dividere i personaggi in vittime e colpevoli. Entrambi portano con sé paure e responsabilità. Entrambi devono imparare a guardarsi senza nascondersi dietro i ruoli familiari. Il film trova qui i suoi momenti migliori. Non offre risposte semplici e non trasforma ogni problema in una lezione morale. Invita invece a considerare l’amore come un rapporto che cambia e richiede attenzione.
Valutazione finale
Una storia è un film delicato, che sceglie di guardare da vicino le difficoltà delle persone comuni. Anna Foglietta dimostra sensibilità nel dirigere gli attori e nel costruire un racconto fatto di silenzi, abitudini e piccoli cambiamenti. Alba Rohrwacher e Guido Caprino sostengono il film con interpretazioni misurate e credibili. I loro personaggi non cercano di piacere a tutti, ma mostrano quanto sia difficile cambiare quando si è trascorsa una vita seguendo gli stessi schemi.
La regia, elegante e rigorosa, a volte sacrifica la spontaneità in favore della forma. Anche il ritmo lento può rendere la visione meno coinvolgente in alcuni passaggi.
Nonostante questi limiti, il film lascia una riflessione interessante. Una relazione non vive soltanto di amore, ma anche di ascolto, libertà e capacità di cambiare insieme.
Voto personale: 6,5. Una storia ha un esordio sincero e curato, sostenuto da due interpreti convincenti. Non sempre trova il giusto equilibrio tra estetica ed emozione, ma racconta con sensibilità una crisi in cui molti possono riconoscersi; mi è piaciuta molto la parte finale, dove i 2 partner parlano apertamente di ciò che non gli va bene della situazione, sfogandosi in un pianto sincero alla fine del discorso.
