Una lettera al Congresso avverte: «Un cappio al mercato cinematografico»
L’allarme arriva direttamente dal cuore dell’industria americana: una lettera aperta, inviata da un collettivo anonimo di registi e produttori, chiede al Congresso degli Stati Uniti di intervenire sull’acquisizione da 82,7 miliardi di dollari con cui Netflix ha rilevato Warner Bros. Discovery. I firmatari parlano di rischi concreti per il mercato, per la filiera del lavoro e per la stessa tenuta culturale dell’ecosistema hollywoodiano.
Un appello anonimo ma autorevole
Secondo quanto riportato da Variety, la lettera è stata inviata a deputati e senatori di entrambi i partiti da un gruppo che si definisce semplicemente “produttori di lungometraggi preoccupati”. Una fonte vicina al dossier ha confermato che nel collettivo figurano registi di primo piano, che tuttavia hanno scelto di non firmare il documento per timore di ritorsioni, vista la crescente influenza di Netflix come acquirente e distributore globale.
La premessa è chiara: l’operazione rischia di alterare in profondità le dinamiche dell’industria cinematografica, incrinando equilibri già fragili in un settore colpito, negli ultimi anni, dal declino del box office e dallo spostamento del consumo verso le piattaforme.
Le tre preoccupazioni principali sollevate dai produttori
La lettera individua tre aree critiche che, secondo i firmatari, minaccerebbero la stabilità del settore:
Riduzione delle finestre teatrali
Il nodo più urgente riguarda la possibile compressione della finestra di uscita in sala. Secondo fonti citate da Variety, la proposta iniziale di Netflix prevederebbe solo due settimane di esclusiva cinematografica per i film Warner Bros. prima dell’arrivo sulla piattaforma streaming congiunta Netflix-HBO Max.
Una seconda fonte ha negato questa ipotesi, sostenendo che le tempistiche saranno «più articolate». Ma il timore resta: una finestra così breve potrebbe erodere il valore commerciale del cinema in sala e accelerare il passaggio dei film allo streaming, compromettendo tutte le fasi successive della distribuzione.
Impatto sul mercato e sugli accordi di licenza
Il collettivo denuncia il rischio che Netflix possa “stringere un cappio” intorno al mercato, sfruttando il suo peso economico per abbassare i compensi di licenza e ridurre la competitività delle altre major.
La presenza di player verticalmente integrati come Comcast e Paramount – dotati di una rete distributiva solida e, nel caso di Paramount, intenzionati a mantenere Warner come entità autonoma con almeno 14 film all’anno destinati alle sale – viene citata come possibile contrappeso, ma non sufficiente a compensare l’impatto del nuovo colosso.
Dichiarazioni pregresse come campanello d’allarme
La lettera richiama infine le parole del co-CEO Netflix Ted Sarandos, che nel 2023 dichiarò senza esitazioni: «Portare la gente al cinema non è il nostro business».
Un’affermazione coerente con la strategia aziendale, ma che oggi, alla luce della fusione, alimenta dubbi sulla reale volontà della piattaforma di tutelare il circuito teatrale.
L’intervento del Congresso come ultima barriera
Il collettivo chiede alla Camera e al Senato di opporsi all’acquisizione o, quantomeno, di sottoporla al massimo livello di scrutinio antitrust. La preoccupazione non riguarda solo la concorrenza, ma la tenuta dell’intera filiera: dagli addetti ai lavori alle maestranze, fino alle sale indipendenti.
Il documento parla esplicitamente di «milioni di posti di lavoro» a rischio e di una forma d’arte preziosa che potrebbe subire un ridimensionamento irreversibile.
Un settore in trasformazione tra timori e nuovi equilibri
Il quadro che emerge è quello di un’industria in transizione: da un lato l’ascesa delle piattaforme, dall’altro l’esigenza di preservare un modello che ha garantito per decenni sostenibilità economica e identità culturale al cinema americano.
La fusione Netflix-WBD rappresenta il più grande test di questo equilibrio. Per alcuni la sfida porterà innovazione e nuove opportunità; per altri, come i firmatari della lettera, potrebbe invece accentuare il declino del sistema delle sale, già provato dalla trasformazione degli abitudini di visione.
Un futuro da scrivere
La tensione tra streaming e sala non nasce oggi, ma l’annuncio dell’acquisizione rende urgente una riflessione sistemica sul ruolo dei colossi tecnologici nell’industria cinematografica.
Se il Congresso deciderà di intervenire, l’operazione potrebbe rallentare o modificarsi; se invece la fusione resterà invariata, Hollywood dovrà prepararsi a confrontarsi con un nuovo baricentro del potere.
Una cosa è certa: il dibattito non si fermerà qui. E nei prossimi mesi si capirà se le preoccupazioni espresse nella lettera fossero un allarme prematuro o la previsione di un cambiamento radicale.

