Una mappa sempre più chiara verso la notte degli Academy Awards, tra conferme autoriali, outsider sorprendenti e segnali forti anche in vista dei Golden Globe.
La stagione dei premi è entrata nel vivo e, come spesso accade, i Critics’ Choice Awards hanno iniziato a disegnare una geografia piuttosto leggibile delle possibili sorti degli Oscar 2026. In attesa delle nomination ufficiali dell’Academy, attese per il 22 gennaio, i riconoscimenti assegnati dalla critica statunitense funzionano già da potente termometro: indicano tendenze, consolidano narrazioni e, soprattutto, individuano i film destinati a diventare centrali nel dibattito cinematografico dei prossimi mesi.
Una battaglia dopo l’altra: il grande favorito
Se c’è un titolo che esce rafforzato in modo netto dai Critics’ Choice Awards è Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson. Il film si candida con decisione a dominare la corsa ai tre premi più ambiti dell’Academy: miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. È un’opera che ha convinto la critica per ambizione, coerenza stilistica e capacità di leggere il presente attraverso una forma cinematografica densa, stratificata, mai accomodante.
Qualche resistenza emerge sul fronte attoriale, dove il film non sembra ancora avere un interprete in grado di catalizzare un consenso unanime, ma la forza del progetto nel suo insieme resta indiscutibile. Anderson firma un lavoro che dialoga apertamente con il cinema politico e morale del passato, ma lo rilegge con un’urgenza tutta contemporanea, elemento che l’Academy tende spesso a premiare.
Timothée Chalamet e la consacrazione attoriale
Sul piano delle interpretazioni, il primo vero segnale forte arriva da Timothée Chalamet, premiato come miglior attore per Marty Supreme. La sua performance è stata definita da molti come una delle più mature e complesse della carriera: un ruolo che gioca sull’ambiguità morale, sul carisma e su una fisicità controllata, capace di reggere l’intero impianto narrativo del film.
Il premio ottenuto ai Critics’ Choice non equivale a una vittoria anticipata agli Oscar, ma rafforza in modo significativo la sua posizione in una categoria tradizionalmente molto competitiva.
Horror e cinema di genere: una tendenza da non sottovalutare
Uno degli elementi più interessanti emersi quest’anno è la rinnovata centralità del cinema horror, storicamente poco premiato dall’Academy ma sempre più presente nei riconoscimenti tecnici e artistici. Titoli come I peccatori, Weapons e Frankenstein non hanno dominato le categorie principali, ma hanno raccolto numerosi premi e nomination in ambiti chiave come fotografia, make-up, costumi e colonna sonora.
È un segnale culturale prima ancora che industriale: l’horror continua a essere uno strumento privilegiato per raccontare le paure collettive, le crisi sociali e le tensioni del presente, e la critica sembra finalmente riconoscerne il valore espressivo.
Hamnet, Sentimental Value e gli outsider di lusso
Accanto ai favoriti dichiarati, resistono e crescono alcuni underdog di grande spessore. Hamnet, diretto da Chloé Zhao, colpisce per delicatezza e rigore formale nel raccontare un lutto privato che diventa universale, mentre Sentimental Valuedi Joachim Trier si impone come uno dei film più intensi dell’anno sul tema della memoria e delle relazioni familiari.
Anche Train Dreams continua a sorprendere per solidità narrativa e raffinatezza visiva, dimostrando come la stagione dei premi non sia soltanto una partita già chiusa, ma un terreno ancora aperto a possibili ribaltamenti.
Cinema internazionale e animazione: segnali forti
Nel panorama internazionale, L’agente segreto emerge come uno dei candidati più credibili all’Oscar per il miglior film straniero, mentre nel campo dell’animazione KPop Demon Hunters conquista attenzione e premi, soprattutto grazie alla canzone Golden, già considerata una delle favorite assolute per la statuetta musicale.
Serie tv, Golden Globe e il dominio degli streamer
Sul fronte televisivo, i Critics’ Choice confermano molte delle sensazioni già emerse nelle nomination ai Golden Globe, non senza polemiche. Serie come The Pitt, The Studio e Adolescence hanno raccolto numerosi premi, mentre resta significativa la presenza – anche solo in nomination – di M – Il figlio del secolo, snobbata dai Golden Globe ma riconosciuta dalla critica.
Il dato industriale è altrettanto eloquente: Netflix, Apple, HBO e Peacock dominano la scena, confermando come il baricentro produttivo della serialità di qualità sia ormai stabilmente nelle mani delle grandi piattaforme.
Una corsa agli Oscar sempre più definita
I Critics’ Choice Awards non assegnano Oscar, ma costruiscono narrazioni. E quella che emerge quest’anno parla di un cinema diviso tra grande autorialità, ritorno del genere come strumento critico e una nuova centralità del racconto seriale. Se Una battaglia dopo l’altra sembra oggi il film da battere, la stagione è ancora lunga e, come spesso accade, sarà la capacità di intercettare lo spirito del tempo a fare la differenza nella notte del 16 marzo.

