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Franco Maresco “Un film fatto per Bene”: ecco il film che non vuole piacere a tutti

Franco Maresco torna a colpire: satira, potere e verità

Il 5 settembre 2025 arriva nelle sale italiane “Un film fatto per Bene”, l’ultima provocazione cinematografica di Franco Maresco, presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia. Un titolo ironico, tagliente, che va ben oltre il gioco di parole: è un viaggio disturbante e rivelatore nei meandri del potere, del malaffare e dell’immaginario collettivo italiano.

Maresco, la voce fuori dal coro

Chi conosce Maresco — autore di opere come Belluscone. Una storia siciliana e La mafia non è più quella di una volta— sa bene che i suoi film non cercano l’applauso facile. Usano l’ironia come lama sottile, il grottesco come lente d’ingrandimento. “Un film fatto per Bene” non fa eccezione. Al contrario, rilancia.

Con il suo stile documentaristico fuori schema, il regista palermitano mette ancora una volta a fuoco un’Italia che preferisce l’indulgenza alla giustizia, la farsa alla verità.

Chi è il “Bene” del titolo?

Il riferimento è diretto: Marcello Dell’Utri, ex senatore e braccio destro di Silvio Berlusconi, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Maresco non lo nomina mai esplicitamente, eppure lo evoca in ogni inquadratura, in ogni parola sussurrata dai protagonisti di questo docufilm spiazzante.

Il “bene” del titolo non è solo una persona. È anche un’idea collettiva, un alibi culturale, una scusa per rimuovere il passato e riscrivere la memoria. È su questo crinale che il film cammina, senza filtri.

Venezia, l’applauso amaro

Alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ha diviso. Applausi e silenzi, come accade sempre con il cinema che non cerca di piacere ma di far pensare. Maresco non cerca di mediare. Non fa sconti. E la sua visione dell’Italia — tra folklore, mediocrità e inquietanti complicità — fa ancora male.

Perché è un film da vedere

“Un film fatto per Bene” è una pellicola necessaria. Un pugno nello stomaco, sì, ma anche un’esortazione a non smettere di guardare in faccia la realtà. Un’opera che chiede allo spettatore di non dimenticare, di non accontentarsi, di scavare sotto la superficie.

È il cinema che serve oggi: imperfetto, dissonante, ma profondamente vivo.

Conclusione: la satira come resistenza

Franco Maresco continua a raccontare un’Italia che molti preferirebbero ignorare. E lo fa con un linguaggio unico, fuori mercato, fuori controllo. “Un film fatto per Bene” non è per tutti, ed è giusto così. Perché la verità, quella più scomoda, ha bisogno di spazi liberi. E il cinema di Maresco lo è ancora.

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