Il nostro mondo
L. L. Perché molte volte io ho la sensazione che in diversi ambiti artistici, gli esponenti maggiori non siano prettamente connessi alla realtà, quasi vivano nel loro mondo.
R. L. D. Sì, lo capisco perché in realtà questa cosa la faccio anch’io, la faccio tantissimo, è come se mi rifugiassi dentro una bolla, ignorando completamente quello che accade al di fuori, ma non perché lo ignoro per davvero, so quello che sta accadendo, so quello che non funziona. Spesso mi rifugio, mi ricollego a una delle prime domande che mi hai fatto, nel mio mondo così bambinesco e fanciullesco, mi richiudo in questa bolla proprio per non pensare effettivamente ai reali problemi proprio perché io non posso farci nulla e non mi resta che raccontare solo la bellezza di quello che vedo tramite i miei occhi. Filtro la realtà con gli occhi di una bambina.
Provare
L. L. Però già raccontare la bellezza secondo me è un atto rivoluzionario, potrei dire. E invece le persone che avrebbero il potere di cambiare la realtà attraverso le loro opere d’arte mi sembra non lo facciano. Ecco, era un po’ questo il mio pensiero, nel senso che noi nel nostro piccolo possiamo anche provarci.
R. L. D. Sì, ma non cambiamo comunque le regole perché, di base, tutto si collega sempre alla collettività. Io, Ruxandra, non posso fare niente da sola. Ezio Fratto non può fare niente da solo. Cioè, magari sì, sicuramente influenzerà non so quante persone tramite la sua regia e la sua arte, ma tu immaginati se tutti ci mettessimo veramente insieme a fare arte per poter influenzare e poter dare una nuova visione.
L. L. Sì, la rivoluzione di cui parlavamo poca fa.
R. L. D. Esattamente, esattamente. E non perché siamo delle brutte persone, perché non raccontiamo delle guerre, o non raccontiamo delle crisi, o non raccontiamo di quello che vivono i giovani, perché in realtà ci stiamo passando tutti, chi più, chi meno, e l’unica cosa che secondo me, secondo me, è dare speranza tramite il cinema, ed è ciò che io vorrei fare: voglio dare speranza ai giovani di poter non essere più frustrati, di non essere più arresi. Perché spesso e volentieri ci sono tante persone, ma giovanissimi, come dicevo prima, a 19 anni si sentono già arresi perché i genitori, la famiglia, la società gli impongono determinate regole a cui loro non vogliono più sottostare, perché si sono svegliati rispetto alle generazioni passate. Sentono che la loro vita non appartiene a qualcun altro, ma appartiene solo ed esclusivamente a loro stessi. E quindi la speranza che io sto cercando di dare è che è possibile fare quello che vogliamo davvero fare con amore, con passione, con determinazione, ma con tanto sacrificio.
Perché non è facile fare quello che si fa: io provengo da una famiglia non benestante. Ed è possibile farlo e quindi è quella la speranza che voglio dare e sicuramente anche eventi come “Sguardi sui Corti” io voglio continuare a farli piano piano, continuando a radunare persone anche da tutta Italia, insieme per la condivisione di un momento bello, di un momento comune e di un momento anche di cambiamento. Perché poi sono questi i momenti che ti rimangono, secondo me: tuttora mi scrivono persone dopo quell’evento lì, dicendomi che è stato veramente bello ritrovarsi, conoscerci. Gente che magari arrivava da Torino, gente che arrivava magari da Bergamo, che si sono ritrovati lì e si sono scambiati i contatti, sono nate magari delle collaborazioni. Ed è incredibile questa cosa.
Finale
L.L. Sì, sono d’accordo, ma io stesso ho scambiato dei contatti con un ragazzo che anche lui è un regista, romano (ndr Francesco Pietrella), quindi sì, sono d’accordo con te.
Volevo farti l’ultima domanda, che è una domanda che faccio sempre perché mi aiuta, diciamo, a tenere insieme le fila, a mettere un po’ insieme le cose. Volevo chiederti se hai in mente il nome di qualche giovane regista italiano che merita più visibilità o di qualcuno che diventerà grande, secondo te?
R. L. D. Allora ti dico Francesco Sossai ed Ezio Fratto. Sono due persone che io stimo particolarmente. Ovviamente ti potrei citare anche altri colleghi, però ci tengo a citarti loro due in particolare perché li stimo particolarmente e di Francesco Sossai ho visto un film di cui sono rimasta completamente ipnotizzata, ammaliata. Ho detto: “Che bello questo cinema!”. Di Ezio ho visto Il suo cortometraggio e credo che lui potrebbe essere una grande promessa. Il suo cinema sicuramente si discosta completamente dal mio, ma è una grande promessa per il cinema italiano.

