Il futuro

L. L. Come ti vedi nel futuro? Hai in mente dei film da realizzare? Altri corti?

R. L. D. Come mi vedo nel futuro? Mi vedo una persona felice, voglio essere una persona e regista felice. Desidero ardentemente fare questo lavoro fino all’ultimo giorno della mia vita e questa cosa è più vera che mai.

Come ti dicevo prima, questa primavera spero di girare il mio secondo cortometraggio. Sarà un cortometraggio molto particolare, molto, molto ambizioso.

E, successivamente, spero di chiudere il 2026 con il mio primo docufilm sulla mia terra, sulla mia Romania. Spero di realizzare questi due progetti artistici, perché ne ho proprio la necessità, sento che dentro di me arde un fuoco che sta divampando da ogni parte.

Quindi, questi due racconti sono già pronti entrambi. Fai conto che la sceneggiatura del cortometraggio è quasi finalizzata e il soggetto del docufilm è pronto. Il docufilm sarà un progetto molto più grosso, molto più ambizioso, rispetto al cortometraggio, oltre la parte di finzione avrà molta parte di realtà, cioè sarà un road movie in cui si racconterà la vita per com’è. Ovvero come ho vissuto io la mia vita quando sono nata in Romania. Questo è il concetto.

I giovani

L. L. Sempre all’evento parlavi dei giovani e della loro importanza. In un mondo in cui gli adulti comandano e i giovani non vengono ascoltati (ad esempio in politica), mi viene da pensare che la forza dei giovani sia, in primis, la collettività. Sei d’accordo?

R. L. D. Io sono super d’accordo e credo che ci sia in atto una piccola rivoluzione, io la sto percependo. Fai conto che nel 2024, quando ancora lavoravo in televisione feci il mio primo film con Antonino Giannotta come aiuto regia e lì iniziai a conoscere un po’ quel ricambio generazionale. Ho conosciuto Ezio Fratto, ho conosciuto Stefano Ressico, appunto Antonino Giannotta con cui ho lavorato. Credo che siamo una generazione di giovani persone che vogliono veramente cambiare le carte in tavola, portare del bello a livello soprattutto nazionale. Ti parlo proprio di cinema.

Sono convinta che la collettività, l’essere uniti, restare uniti, cambierà le cose. Anche perché, come ben sai, è molto difficile fare cinema al giorno d’oggi, soprattutto se non hai determinati agganci, se non hai una certa età.

C’è una bellissima intervista di Monica Bellucci in cui dice che manca la visione dei giovani registi di trent’anni e questa cosa è più vera che mai perché non ci danno l’opportunità. Non è più come magari poteva essere una volta “vivo io, muori tu”, cioè “ce la faccio io e tu perdi”. Invece adesso è più “sosteniamoci, stiamoci vicini”. Questa cosa l’ho vista tantissimo anche con Ezio Fratto: è nato un bellissimo scambio artistico e una bellissima amicizia perché ci si sosteniamo. È bello questo rapporto anche tra i nuovi registi che spero davvero cambieranno un po’ le sorti del cinema anche sul territorio nazionale.

Ma soprattutto la collettività intesa come giovani. Io mi aspetto che anche giovanissimi come ragazzi di vent’anni, ragazzi di 22, 23, 24 anni possano buttarsi in questo mondo e possano dare la loro voce, i loro racconti al mondo, anche se è difficile a livello economico, anche se non ci sono fondi. Perché è possibile fare cinema, come dicevo anche durante “Sguardi sui corti”, senza niente. È possibile, ci vuole tanta ambizione e determinazione, le persone giuste e una storia da raccontare. E la differenza tra chi lo fa e chi non lo fa è che chi lo fa, anche con i pochi mezzi che ha a disposizione, scende in strada e racconta quello che ha da raccontare. Fai conto che io ho iniziato con niente, avevo la mia primissima Sony Alfa 6000, che era una macchinetta che possedevo da 7 anni e con quella ho iniziato.

Secondo me la collettività aiuta anche nel non rimandare più la propria vita. Cioè, usciamo tutti, facciamo tutti delle cose belle, perché a chi ama il cinema, un po’ come era il cinema anche delle origini, non serve avere, ecco, l’ultima videocamera appena uscita per fare il vero cinema. Importa l’emozione con cui trasmetti la tua idea e i tuoi racconti.