La storicità

L’adattamento di Nolan manca di alcune parti rispetto al libro, ma è una colpa? Il film ha una durata considerevole anche se scorre piacevolmente, ma ulteriori aggiunte avrebbero appesantito il tutto. Intervistando Daniele Mencarelli ho avuto modo di parlare con lui degli adattamenti cinematografici tratti dai libri. Grazie a quella conversazione ho avuto modo di apprezzare la creatività di una sceneggiatura che non segue in maniera pedissequa la fonte.

Il viaggio di Odisseo da Troia a Itaca dura dieci anni e trasmettere una storia così lunga e ricca in un tempo così limitato è di per sé molto difficile, aggiungendo il suo ritorno e diverse riprese della guerra l’impresa diventa titanica. L’escamotage di far partire fisicamente la storia dopo i sette anni che Odisseo ha trascorso con Calipso funziona.

I punti di forza

L’immersione in un’epoca diversa, per certi versi più pura, è sicuramente un elemento interessante. L’epicità del racconto è ben resa dai continui cambi di scena che portano l’attenzione su Itaca. Le immagini derivati dall’alto budget sono ben architettate e piacevoli da vedere.

Alcuni dettagli del poema mi erano sconosciuti e la visione ha arricchito le mie conoscenze, quindi anche questo è certamente interessante. Il film, poi, per gli europei è sicuramente più sentito.

La visione di Nolan, a tratti, ricorda un po’ immaginario statunitense: l’idea di “veterano di guerra” esisteva nell’Antica Grecia ma viene vista con una sensibilità più acuta, attuale. Un altro ribaltamento è l’immagine di Ulisse che da eroe si sente distruttore di valori e di civiltà, avendo egli stesso violato la “Regola di Zeus” per la prima volta ha aperto ai popoli del mare, gli stessi greci, la distruzione della civiltà. È come se avesse mangiato nuovamente la mela dell’Eden. Questo taglio che Nolan dà al film è di certo lo spunto più innovativo.

I punti di debolezza

A parte che durante il viaggio sono state saltate alcune tappe ma quella è una scelta scenografica, credo che i problemi maggiori fossero a Itaca. Soltanto con il Ciclope, molto ben realizzato, mi sembra che l’astuzia di Odisseo sia un po’ venuta meno.

A Itaca, invece, il figlio sembra troppo poco adulto e anche i dialoghi iniziali sembra poco verosimili. Il finale in cui Ulisse sconfigge infiniti proci concorda con il poema, però ci sono punti in cui Nolan si è discostato e questo poteva essere uno di quelli, data la poca verosimiglianza. La resa, nel momento di maggiore debolezza di Odisseo, e l’idea di affrontarlo uno alla volta credo siano stati i momenti meno verosimili.

Un altro problema sono le due città, rappresentate visivamente in scala troppo ridotta.

Nel complesso il film è scorrevole, con delle ottime immagini e un immaginario che resta impresso.