Gregorio Sassoli è un giovane regista che ha esordito nel 2025 con “San Damiano”.

L. L. Volevo partire da “San Damiano”. Ho letto su internet com’è nata l’idea del documentario, è stato un passo difficile passare da un film di finzione a questo?

G. S. Quando l’abbiamo conosciuto Damiano aveva un tablet con cui si riprendeva in continuazione –

non aspettava altro che qualcuno facesse un film su di lui; per cui dal primo incontro con Alejandro

e me – che volevamo fare un film su una persona che vive in strada – tutto si è sviluppato in modo

molto naturale. Era molto difficile scrivere qualcosa su questo mondo e anche pensare di poter

ricreare la vita di strada in modo realistico (pensa quanto risulta poco credibile e autentico il modo

in cui senzatetto vengono rappresentati nei film di finzione), per cui quando ci siamo trovati di

fronte a Damiano, a cui oltretutto piace giocare con la realtà, ci è sembrata l’unica strada

percorribile. Questo chiaramente ci ha portati a confrontarci con la complessità di realizzare un

film i cui protagonisti sono persone vere che vivono realmente il disagio della strada, problemi

psichici e di dipendenze.

L. L. È un progetto eseguito da due registi e non si vedono tante collaborazioni di questo genere. Che esperienza è stata?

G. S. Anche la coregia è avvenuta in modo naturale, stavamo scrivendo insieme e poi abbiamo iniziato a

fare il documentario: eravamo solo noi due a fare tutto (riprese e suono) e ci siamo sempre trovati

in sintonia sulle questioni artistiche. In più abbiamo caratteri molto diversi e questa

complementarità di sicuro ha giovato.