L. L. Partendo dalla tua collaborazione con la cooperativa Caucaso vorrei arrivare a “Paura dell’Alba” diretto da Enrico Masi, dove sei stata prima assistente alla regia, volevo chiederti se come esperienza ti avesse formata e cosa significa materialmente essere l’aiuto regista, ad esempio se ci fosse qualcosa di tuo.
I. P. Caucaso è una cooperativa di produzione cinematografica con sede a Bologna e Roma, attiva da oltre vent’anni nel cinema d’autore e nel documentario di ricerca. Negli ultimi anni si sta aprendo anche alla finzione, come abbiamo sperimentato con Paura dell’Alba e ora con La Fenice, lungometraggio in pre-produzione. Entrambi sono prodotti da Stefano Migliore e diretti da Enrico Masi.
È proprio con Caucaso che ho iniziato il mio percorso di cineasta. Su Paura dell’Alba sono stata prima assistente alla regia e co-montatrice. Era la prima volta in quei ruoli: fino ad allora avevo lavorato come segretaria di edizione, formata da Alessandra Rucco (Rovere, De Angelis). Non ero quindi a digiuno di set, ma si trattava di responsabilità diverse, anche se complementari, entrambe a metà tra il creativo e il produttivo.
È stata un’esperienza molto formativa, perché ho seguito tutto il processo accanto al regista, Enrico: dalla pre-produzione alle riprese, fino alla post-produzione, partecipando al montaggio e supervisionando suono e colore negli studi di Cinecittà. Siamo partiti dai sopralluoghi con Tomas Rigoni, il direttore della fotografia, ragionando insieme sulle inquadrature. Poi abbiamo curato i casting a Bazzano e al Cineporto di Prato, con il sostegno dell’Emilia-Romagna Film Commission e della Toscana Film Commission. Il film racconta partigiani e fascisti, e abbiamo scelto interpreti sia dell’Appennino tosco-emiliano sia di altre regioni. Alcuni erano non professionisti, altri già affermati, come Laura Pizzirani, Santo Marino, Innocenzo Capriuoli, Carlo Torelli.
Sul piano produttivo, con il prezioso supporto dell’assistente alla regia Biagio Sorrentino, ho redatto il piano di lavorazione e poi gli ordini del giorno per ogni giornata di set, confrontandomi costantemente con i reparti, soprattutto con la produzione, per rispondere alle esigenze di tutti e arrivare pronti. Ho imparato a coordinare una troupe di circa quaranta persone, attori compresi, rispettando tempi e giornate previste anche in condizioni difficili, come al Passo della Croce Arcana, a circa 1600 metri di quota.
Finite le riprese ho lavorato anche alla post-produzione: ho firmato il montaggio insieme a Carlotta Guaraldo ed Enrico Masi e ho seguito la chiusura del film. Paura dell’Alba ha avuto la sua prima al Bif&st 2025 di Bari, dove ha vinto la targa per la miglior interpretazione collettiva nella sezione “Per il cinema italiano”, ed è stato in concorso ufficiale al Trento Film Festival 2025.
È stata un’esperienza fondamentale per me come autrice e regista, ma soprattutto come persona. Sono soddisfatta del modo in cui abbiamo cercato di portare una nostra visione dentro un tema così vasto e discusso come la Liberazione dal nazifascismo.
Fotografia in copertina di Roberto Cerè, al Passo della Croce Arcana, dal set di “Paura dell’Alba”
